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Il Pil ancora in crescita, riparte l’industria e l’occupazione resta stabile, ma l’energia spinge l’inflazione | L’analisi dell’Istat

Le differenze nei tassi di crescita tra le principali economie si attenuano nel secondo trimestre del 2026.

Negli Stati Uniti la dinamica del Pil rallenta pur restando robusta sostenuta da consumi e investimenti in IA, nell’area euro l’economia cresce dopo i primi tre mesi di stasi; in Cina l’attività decelera.

Le prospettive internazionali rimangono incerte.

La prosecuzione dei conflitti, in particolare quello tra Stati Uniti e Iran, continua ad avere effetti negativi sulle catene di approvvigionamento globali.

Nel secondo trimestre, in Italia si conferma la crescita del prodotto interno lordo dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, sostenuta da consumi privati e investimenti.

Prosegue quindi la fase di espansione iniziata nel terzo trimestre del 2025.

La variazione acquisita del Pil per il 2026 è pari a 0,8%.

Torna a crescere la produzione industriale, dopo i due cali registrati a maggio e giugno (rispettivamente -0,2% e -1,1% in termini congiunturali), l’indice destagionalizzato della produzione industriale a luglio è aumentato dello 0,7% rispetto al mese precedente.

A luglio rimane stabile il numero di occupati rispetto a giugno, pari a 24 milioni 370mila unità.

Questo risultato è sintesi di un aumento tra gli uomini e i 35-49enni, a fronte di una diminuzione tra le donne e in tutte le altre classi d’età.

Nel confronto mensile, il tasso di disoccupazione, che nell’area euro è 6,4%, scende al 5,8%.

L’incremento dei prezzi dei beni energetici alimenta un’accelerazione dell’inflazione: ad agosto secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto del 3,2% in termini tendenziali (+3,3% il dato per l’area euro), in aumento rispetto al 2,9% di luglio.

Focus: tra il 2021 e il 2026 il mercato del lavoro italiano ha mostrato un trend positivo, con un incremento del tasso di occupazione e una flessione della disoccupazione.

La crescita occupazionale ha riguardato tutte le classi di età ad eccezione dei più giovani, risultando più elevata per la classe di età 50-64 anni (+7,8 punti), anche a causa del progressivo invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche.

A livello contrattuale si consolida il lavoro stabile, con un aumento dei dipendenti permanenti e una contestuale riduzione di quelli a termine.

IL QUADRO INTERNAZIONALE

Prospettive internazionali ancora incerte.

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran continua ad avere effetti negativi sulle catene di approvvigionamento globali.

L’inflazione ha ripreso a crescere ad agosto, spinta dalla nuova impennata dei prezzi delle materie prime energetiche.

Le quotazioni del petrolio, in particolare, stanno registrando un andamento particolarmente volatile, a causa dei rischi di possibili interruzioni delle forniture dal Medio Oriente per il persistere di forti tensioni nell’area.

Si attenuano le divergenze cicliche tra le principali aree economiche.

Negli Stati Uniti la crescita del Pil nel secondo trimestre, seppur in rallentamento, si mantiene solida (+0,4% su base congiunturale, da +0,5% dei primi tre mesi dell’anno), favorita dagli investimenti privati, soprattutto in IA, e dalla tenuta dei consumi.

Nell’area euro, nello stesso periodo, si registra una fase di ripresa (+0,6% congiunturale), dopo la stazionarietà del Pil nei primi tre mesi dell’anno.

La Cina ha invece segnato nel secondo trimestre un deciso rallentamento (+0,9% su base congiunturale, da +1,3% nella media gennaio-marzo).

Commercio mondiale in aumento.

Il volume degli scambi internazionali di merci è aumentato del 2,0% a giugno rispetto al mese precedente (+0,5%).

La domanda globale di semiconduttori, chip e componenti per infrastrutture digitali continuano a trainare i flussi commerciali nonostante il persistere di problemi legati alla logistica.

Volatilità nel mercato delle materie prime energetiche.

Dopo le forti impennate della prima metà del 2026 legate al blocco temporaneo dello Stretto di Hormuz, è proseguita nei mesi più recenti la fase di volatilità delle quotazioni di petrolio e gas naturale.

Grazie agli accordi diplomatici e alla conseguente ripresa della navigazione commerciale, le quotazioni del Brent hanno mostrato in luglio una lieve discesa (83,4 dollari a barile, da 85,4 dollari in giugno) per poi risalire decisamente in agosto (91 dollari al barile).

L’indice del gas naturale, dopo un lieve e temporaneo calo a giugno, ha ripreso a crescere a luglio e agosto (+10% circa in entrambi i mesi).

Euro in moderato deprezzamento.

Il tasso di cambio nominale dell’euro nei confronti del dollaro si è deprezzato tra maggio e giugno (da 1,17 a 1,15 dollari per euro rispettivamente), consolidando tale dinamica a luglio (1,14 dollari), per poi mostrare un recupero (1,16) ad agosto.

Il nuovo apprezzamento riflette la minore divergenza nelle prospettive di crescita tra Stati Uniti e area euro e, di conseguenza, le attese di una maggiore sincronia circa le future decisioni di politica monetaria della Federal Reserve e della Bce.

Migliora il clima di fiducia per l’economia euro: l’Economic Sentiment Indicator (ESI) della Commissione europea mostra ad agosto un rafforzamento rispetto al mese precedente (+1,3 punti) trainato da una maggiore fiducia nell’industria, nei servizi e nel commercio al dettaglio, mentre nel settore delle costruzioni e tra i consumatori l’indice è rimasto sostanzialmente stabile.

Sebbene sia ancora al di sotto della media di lungo periodo, il livello dell’indicatore è ai massimi dallo scorso gennaio.

Tra le principali economie, l’ESI è migliorato in Francia (+2,3), Germania (+1,3) e Italia (+0,8), mentre è diminuito in misura marcata in Spagna (-2,2 punti).
LA CONGIUNTURA ITALIANA

PIL italiano ancora in crescita…

I più recenti dati di Contabilità Nazionale hanno confermato le stime preliminari: nel secondo trimestre, il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, proseguendo la fase di crescita iniziata nel terzo trimestre del 2025.

La variazione acquisita per il 2026, al netto degli effetti di calendario, è pari a 0,8%.

…grazie all’apporto dei consumi…

Nel dettaglio, i consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, fornendo un apporto di due decimi di punto alla crescita congiunturale del Pil.

A questo risultato hanno contribuito, da un lato, il lieve calo della spesa delle AP (-0,1% congiunturale), dall’altro il deciso aumento della spesa delle famiglie residenti e delle ISP (+0,4%), che si aggiunge al forte incremento già registrato nel trimestre precedente (+0,5%).

Per quanto riguarda la spesa delle famiglie sul territorio economico, la componente più dinamica è stata quella relativa ai beni durevoli, cresciuta del 0,9%, mentre la spesa per i non durevoli è rimasta stazionaria.

Il consumo di servizi e quello di beni semidurevoli hanno mostrato entrambi un aumento del 0,4%.

…e degli investimenti.

Anche gli investimenti hanno fornito un contributo positivo (per un decimo di punto) alla variazione congiunturale del Pil (+0,3% la variazione su base congiunturale), sebbene mostrino una dinamica di espansione in significativo rallentamento rispetto ai tassi osservati a partire da fine 2024.

La crescita ha interessato esclusivamente la spesa in fabbricati non residenziali e altre opere (+7,4%), e quella in prodotti di proprietà intellettuale (+1,0%).

Di segno opposto l’andamento degli investimenti in abitazioni e di quelli in impianti, macchinari e armamenti, diminuiti rispettivamente del 7,0% e del 2,3%.

Per gli investimenti in abitazioni, la contrazione segue il forte calo già registrato nel trimestre precedente (-5,7%).

Contributi opposti di scorte e domanda estera netta.

Le scorte hanno sostenuto la crescita per 0,2 punti percentuali, mentre la domanda estera netta ha fornito un contributo negativo pari a 0,3 punti percentuali.

Tale risultato è riconducibile a un incremento delle importazioni più sostenuto rispetto a quello delle esportazioni di beni e servizi, con variazioni congiunturali rispettivamente pari a 1,7% e 0,8%.

Positivo, invece, il contributo della domanda interna al netto delle scorte (+0,3 punti percentuali).
Dal lato dell’offerta, nel secondo trimestre il valore aggiunto dell’industria in senso stretto ha registrato una sensibile diminuzione congiunturale (-1,0%), mentre è cresciuto quello delle costruzioni (+1,5%).

Nel complesso, anche il settore dei servizi ha mostrato una dinamica positiva, seppure più contenuta (+0,4%).

Al suo interno, da segnalare la crescita del valore aggiunto dei servizi di informazione e comunicazione (+1,2%), superiore a quella del commercio, trasporto, alloggio e ristorazione (+0,7%).

Più contenuto l’incremento delle attività professionali (+0,5%), pari a quello osservato negli altri servizi.

Torna a crescere la produzione industriale, dopo i due cali registrati a maggio e giugno (rispettivamente -0,2% e -1,1% in termini congiunturali): l’indice destagionalizzato della produzione industriale a luglio è aumentato dello 0,7% rispetto al mese precedente.

Tuttavia, nella media del periodo maggio-luglio si è osservato un lieve decremento del livello della produzione (-0,1% rispetto ai tre mesi precedenti).

Ad eccezione del settore energetico (-0,9%), a luglio la crescita ha interessato tutti i principali raggruppamenti di industria, risultando più marcata per i beni di consumo (+2,1%) rispetto ai beni strumentali (+0,2%) e ai beni intermedi (+0,5%).

Sale la fiducia delle imprese ad agosto, proseguendo il percorso di crescita iniziato a giugno, pur mantenendosi ancora al di sotto dei livelli registrati nei primi tre mesi dell’anno.

Il miglioramento ha interessato, seppure con intensità diverse, tutti i comparti.

L’incremento più evidente si è osservato nel settore delle costruzioni, dopo il forte calo registrato nel mese precedente.

Anche nei servizi di mercato la fiducia è aumentata in misura significativa, sostenuta soprattutto dai servizi turistici e dalle attività di trasporto e magazzinaggio; nel comparto dell’informazione e comunicazione si è invece registrato un arretramento.

Nella manifattura il miglioramento è stato più contenuto: al peggioramento dei giudizi sugli ordini e sulle scorte di prodotti finiti si è contrapposto un deciso rafforzamento delle attese sul livello della produzione.

Scambi commerciali dinamici nel primo semestre.

Nella prima metà del 2026 i flussi di beni in valore hanno registrato su base tendenziale incrementi vivaci e di simile entità (+4,5% le esportazioni e +4,3% le importazioni), con un ritmo simile per quanto riguarda le vendite nei Paesi Ue ed extra-Ue (+4,6% e +4,4% rispettivamente), mentre gli acquisti sono stati più dinamici al di fuori dell’Unione (+5,5%, contro il +3,4% delle importazioni dai Paesi Ue).

Crescono le esportazioni manifatturiere nella prima metà dell’anno (+4,4% in termini tendenziali).

La performance appare positiva nella gran parte dei comparti: incrementi in doppia cifra riguardano le vendite dei prodotti in metallo (+28,9%) e, soprattutto, del coke e raffinati (+23,3%), questi ultimi favoriti dai prezzi elevati.

Da segnalare, inoltre, una ripresa delle vendite dei mezzi di trasporto (+2,5%), trainate dalle esportazioni di autoveicoli (+8,3%); in leggero calo, al contrario, le vendite dei beni dei comparti tradizionali (tessile e abbigliamento, legno carta e stampa, mobili).

Gli stessi comparti manifatturieri che hanno sostenuto maggiormente l’export si segnalano come i più dinamici anche per quanto riguarda gli acquisti complessivi (+4,4%): metalli di base (+17,2%) e, soprattutto, coke e raffinati (+28,3%).

In riduzione, invece, le importazioni di prodotti chimici e farmaceutici (-13,3%), oltre agli acquisti di beni tradizionali, a cui si aggiungono anche i prodotti alimentari e bevande (-4,0%).

Resta positivo l’export verso gli Stati Uniti (+2,0% rispetto ai primi sei mesi del 2025), anche se il saldo si è ridotto (17,7 miliardi nei primi sei mesi del 2026, contro i 20,3 miliardi del corrispondente periodo del 2025) a causa di un andamento molto vivace delle importazioni (+21,7%).

Continuano a risultare fortemente in crescita le vendite verso la Cina (+19,0%) e Svizzera (+39,3%).

Dal lato delle importazioni, spiccano gli incrementi degli acquisti, oltre che dagli Stati Uniti, dai Paesi OPEC (+17,2%; guidati da coke e raffinati) e del Mercosur (+20,8%, spinte dai prodotti in metallo) e la contrazione di quelli dal Giappone (-8,3%).

Si stabilizza l’occupazione.

A luglio 2026 il numero di occupati è sostanzialmente invariato rispetto al mese precedente, attestandosi a 24 milioni 370mila unità.

Questo risultato è sintesi di un aumento tra gli uomini e i 35-49enni, a fronte di un calo tra le donne e in tutte le altre classi d’età.

Per posizione professionale l’occupazione cresce tra i dipendenti permanenti e gli autonomi mentre diminuisce tra i dipendenti a termine, proseguendo una tendenza in atto da qualche anno.

Il tasso di occupazione risulta stabile al 63,2%.

Rispetto a giugno si rileva una flessione della disoccupazione, per effetto di una diminuzione che coinvolge i soli uomini, i 15-34enni e chi ha almeno 50 anni.

Nel confronto mensile, il tasso di disoccupazione totale, che nell’area euro è stabile al 6,4%, risulta in calo al 5,8% (-0,1 punti) mentre quello giovanile sale al 18,9% (+0,2 punti).

Sempre rispetto a giugno, infine, è stabile al 32,8% il tasso d’inattività.

Su base trimestrale, nel trimestre maggio-luglio 2026 si registra un incremento del livello di occupazione pari allo 0,4% su base congiunturale (per un totale di 91mila occupati) che interessa gli uomini, le donne e i soli dipendenti permanenti.

La crescita dell’occupazione si associa all’aumento delle persone in cerca di lavoro (+3,4%, pari a +49mila unità) e alla diminuzione degli inattivi (-1,2%, pari a -144mila unità).

Fiducia dei consumatori in miglioramento ad agosto: l’indice composito aumenta da 94,2 a 94,5.

L’evoluzione positiva dell’indicatore è principalmente riconducibile al rafforzamento del sentiment relativo al clima economico (che registra un incremento da 90,9 a 92,3); il clima corrente e quello futuro mostrano variazioni favorevoli, sebbene di entità più contenuta (da 97,4 a 97,8 e da 89,8 a 90, rispettivamente).

Al contrario, il clima personale permane sostanzialmente invariato (attestandosi a quota 95,4).

Nel complesso, i dati suggeriscono un lieve consolidamento delle aspettative e delle valutazioni espresse in merito alla situazione economica.

Vendite al dettaglio in flessione su base congiunturale a luglio per il secondo mese consecutivo, sia in valore sia in volume (-0,4% e -0,5% rispettivamente).

Su base tendenziale, si evidenzia un rallentamento della crescita in valore sia per il comparto alimentare sia per quello non alimentare, mentre i volumi risultano in diminuzione.

Sempre in termini tendenziali, a luglio le vendite al dettaglio risultano in aumento, sia in valore sia in volume, esclusivamente per la grande distribuzione e il commercio elettronico.

In aumento l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie a giugno, sia su base congiunturale (+0,5%) sia tendenziale (+2,4%), quest’ultimo con incrementi simili per il settore privato (+2,4%: +3,2% nell’agricoltura, +2,7% nell’industria e +2,2% nei servizi privati) e per quello pubblico (+2,3%).

Nel secondo trimestre del 2026, l’incremento tendenziale delle retribuzioni contrattuali nel settore privato (+2,3%) ha evidenziato un lieve rallentamento rispetto al primo trimestre 2026 (+2,4%); nel settore pubblico, invece, la crescita retributiva è stata marginalmente superiore (+2,7%), in virtù dei rinnovi contrattuali relativi al triennio 2022-2024, ma inferiore al primo trimestre 2026 (+3,3%).

Parallelamente, si osserva una riduzione dell’incidenza dei lavoratori dipendenti interessati da contratti scaduti: tale quota risulta infatti contenuta a poco più del 10% degli occupati.
In aumento l’inflazione al consumo…

Ad agosto secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto in Italia del 3,2% in termini tendenziali, in accelerazione rispetto al 2,9% di luglio, con un andamento simile a quello dell’inflazione della media dell’area euro (+3,3% ad agosto; +2,9% a luglio).

Il confronto con i principali Paesi dell’area indica una dinamica superiore a quella della Germania (+2,9%; +2,8% a luglio) e a quella della Francia (+2,7%; +2,4%) e decisamente inferiore rispetto a quella registrata dalla Spagna (+4,5%; +3,9%).

Anche la variazione tendenziale dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) ha evidenziato un incremento pressoché analogo: dal 2,9% di luglio, la stima preliminare di agosto segnala un incremento del 3,3%: il valore più elevato da ottobre 2023.

L’inflazione acquisita ad agosto per il 2026 è pari a 2,9%.

…a causa della forte risalita dei prezzi dei beni energetici.

L’accelerazione dell’inflazione al consumo di agosto è stata trainata dalla marcata crescita dei prezzi dei beni energetici, cresciuti del 2,8% rispetto al mese precedente (+0,9% a luglio), riportandosi ai livelli della primavera 2023.

In termini tendenziali l’aumento dei prezzi dei beni energetici è stato del 17% (+11,6% a luglio).

Stabili gli alimentari (+1,1% la variazione tendenziale dell’indice complessivo sia ad agosto sia a luglio) ma con dinamiche molto differenti delle sue componenti: in forte crescita gli alimentari non lavorati (+3,7% ad agosto, +3,6% a luglio) in lieve flessione i prezzi dei lavorati (-0,2% in entrambi i mesi).

In termini congiunturali, ad agosto, i prezzi dei beni alimentari crescono nel complesso dello 0,2% (-0,4% a luglio).

Per quanto riguarda i beni diversi dagli alimentari e dagli energetici, le variazioni rimangono contenute (+0,8% ad agosto su base tendenziale; +0,7% a luglio; +0,1% su base congiunturale in ciascuno dei due mesi).

In decelerazione l’inflazione per i servizi (+2,4% in termini tendenziali ad agosto dal +2,7% precedente), in particolare per quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% di luglio a +2,6% ad agosto) e per i trasporti (da +1,6% a +0,9%).

Prezzo del carrello della spesa stabile (+1,0% in agosto, analoga a quella di luglio) grazie alla moderata dinamica inflazionistica degli alimentari; l’inflazione misurata da questo aggregato si colloca quindi sensibilmente al di sotto di quella complessiva, con un differenziale rispetto all’indice NIC che si porta a 2,3 punti percentuali ad agosto (1,9% a luglio).

L’inflazione relativa alla componente di fondo (“core inflation”, che esclude i beni alimentari non lavorati e i beni energetici) rallenta lievemente ad agosto (+1,5% da +1,6% a luglio); il valore acquisito per il 2026 è pari all’1,9%.

Gli energetici guidano la crescita dei prezzi dei beni importati dall’industria e di quelli alla produzione: per i primi il rallentamento in giugno dell’indice complessivo (+4,9% in termini tendenziali, dal +6,5% di maggio) è stato favorito dalla dinamica meno vivace dei prezzi del comparto energetico (+20,5%, da 35,7% di maggio) che ha più che compensato l’aumento nelle altre componenti (+2,4%, dopo il +2,2% a maggio).

Al contrario, in luglio i prezzi alla produzione hanno evidenziato, in termini tendenziali, un forte incremento (+7,8%, da +5,8% a giugno), sempre riconducibile in massima parte alla decisa accelerazione nel comparto energetico (+21,8%; +14,9% a giugno).

Vivace ma meno sostenuta la dinamica dei prezzi alla produzione dei beni intermedi (+5,7%; +4,7% a giugno) e dei beni di consumo durevoli (+4,9%; +5,5% a giugno); i prezzi dei beni di consumo non durevoli rimangono sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+0,1%; in entrambi i mesi).

Si riducono le attese di rialzo dell’inflazione.

Ad agosto la percentuale di consumatori che si attende un aumento dell’inflazione, nei successivi 12 mesi rispetto ai 12 mesi passati, si riduce lievemente dopo il picco di aprile per la quarta volta consecutiva, portandosi al 52,5% (dal 54,6% di luglio).

Per quanto riguarda le imprese, nonostante il saldo tra le quote relative alle intenzioni di rialzo e quelle di ribasso dei listini nei successivi tre mesi aumenti in tutti i comparti, si registra allo stesso tempo un aumento della quota delle unità che intendono mantenere stabili i listini, quota che rimane largamente maggioritaria: nella manifattura (da 81,1% a 81,6%), nelle costruzioni (da 80,9% a 83,8%), nei servizi (da 87,9% a 90,6%); un calo si registra invece nel commercio (da 81,9% a 79,2%).

IL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA NEL PERIODO 2021-2026

In Italia, negli ultimi anni, il mercato del lavoro ha mostrato una dinamica dell’occupazione in espansione, in un contesto caratterizzato da trasformazioni economiche e demografiche rilevanti e dalla persistenza di alcune criticità strutturali.

Nel quinquennio luglio 2021-luglio 2026 si è delineato un quadro generale particolarmente positivo, con un aumento complessivo del tasso di occupazione (+4,4 punti percentuali, circa 1 milione 600mila occupati in più) e una contestuale flessione sia della disoccupazione (-3,4 punti, con -787 mila persone in cerca) sia dell’inattività (-2,4 punti, con circa 1 milione 50mila inattivi in meno).

L’incremento occupazionale più significativo si è registrato nella fascia di età 50-64 anni (+7,8 punti), accompagnato da una forte riduzione dell’inattività (-6,3 punti percentuali).

Al contrario, la fascia giovanile (15-24 anni), sebbene caratterizzata da un netto calo del tasso di disoccupazione (-8,6 punti), ha evidenziato anche una flessione dell’occupazione (-1,2 punti) e un aumento dell’inattività (+4,1 punti), in parte dovuti all’innalzamento dei livelli di istruzione che ritarda l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

L’incremento dell’occupazione ha quindi interessato in misura più ampia le fasce di età più avanzate ed è stato influenzato, oltre che dalla dinamica economica complessiva, da due principali fattori.

Da un lato, le politiche previdenziali, caratterizzate dal progressivo innalzamento dell’età pensionabile che ha determinato un prolungamento della permanenza degli individui nel mercato del lavoro.

A ciò si è aggiunto, come già menzionato, il progressivo innalzamento dei livelli di istruzione che ha ritardato l’entrata nel mercato del lavoro e, di conseguenza, anche l’uscita per arrivare a raggiungere il minimo contributivo richiesto.

Dall’altro lato, il processo di invecchiamento della popolazione italiana, che sta modificando significativamente la struttura demografica del Paese.

Il Focus è stato realizzato da Andrea Spizzichino.

Tasso di disoccupazione: rapporto percentuale tra i disoccupati e le corrispondenti forze di lavoro.

Tasso di inattività: rapporto tra gli inattivi e la corrispondente popolazione di riferimento.

Tasso di occupazione: rapporto percentuale tra gli occupati e la corrispondente popolazione di riferimento.

Su questi aspetti si rimanda alle analisi contenute nel capitolo 2 del Rapporto Annuale Istat 2025 e 2026.

In particolare, la progressiva diminuzione della popolazione nelle classi di età inferiori ai 50 anni si è accompagnata a un aumento della numerosità delle persone ultracinquantenni.

Questo cambiamento nella composizione demografica si è riflesso anche sulla struttura dell’occupazione, determinando un peso crescente dei lavoratori più anziani sul totale degli occupati.

Ad esempio, tra luglio 2021 e luglio 2026, la variazione dell’occupazione per i 50-64enni è risultata in aumento del 18,0% mentre al netto della componente demografica sarebbe stata del 13,0%.

Per le altre fasce di età tale effetto è differente: per i 15-34enni la componente demografica non mostra impatti (+4,4% la variazione degli occupati) mentre per i 35-49enni, si registra una variazione del numero di occupati pari a -3,6% che al netto della componente demografica risulterebbe pari a +5,9%.

Gli andamenti dell’occupazione per posizione professionale nell’ultimo quinquennio, inoltre, hanno seguito dinamiche tendenziali che sembrano in via di consolidamento all’interno del mercato del lavoro italiano.

In particolare, i dipendenti permanenti sono risultati in costante crescita dal 2021, confermando una tendenza al rafforzamento dell’occupazione stabile che si protrae fino a luglio 2026.

Al contrario, i dipendenti a termine, dopo aver registrato una ripresa nella fase immediatamente successiva alla pandemia di Covid-19, hanno avviato un percorso di progressiva riduzione a partire dalla fine del 2022.

Tale andamento ha determinato, nel corso degli ultimi cinque anni, un graduale ridimensionamento del peso dell’occupazione a termine rispetto alla componente permanente.

Tra luglio 2021 e luglio 2026, la percentuale di dipendenti permanenti sul totale degli occupati è infatti passata dal 65,4% al 68,0% con un aumento di 2,6 punti percentuali, mentre la componente a termine è calata dal 12,8% al 10,2%.

Un’evoluzione differente riguarda il lavoro autonomo.

Dopo aver mostrato negli ultimi anni variazioni generalmente contenute, caratterizzate da incrementi o diminuzioni di entità limitata, nel corso del 2026 questa componente ha evidenziato una crescita più sostenuta.

Gli incrementi tendenziali hanno infatti raggiunto, nell’ultimo anno, anche le 200 mila unità, segnando un’accelerazione rispetto alla dinamica osservata negli anni precedenti: nel quinquennio in esame, il numero di occupati indipendenti è cresciuto del 7,1%.

Per quanto riguarda la ricerca di lavoro, tra luglio 2022 e gennaio 2026 il numero di disoccupati si è ridotto complessivamente di oltre 600 mila unità, delineando una fase di forte e prolungata diminuzione.

A partire da febbraio 2026, tuttavia, tale dinamica si è attenuata, con una ripresa del numero di persone in cerca di occupazione nel periodo più recente, che ha prodotto un moderato incremento del tasso di disoccupazione tra gennaio e luglio 2026 (+0,3 punti percentuali).

La dinamica della partecipazione al mercato del lavoro per classi di età risente dei mutamenti demografici che negli anni recenti evidenziano un progressivo invecchiamento della popolazione.

Al fine di valutare l’impatto di tali dinamiche sulla stima delle variazioni di occupati, disoccupati e inattivi per classi di età, è possibile utilizzare tecniche di standardizzazione della composizione per età della popolazione.

Mediante tali tecniche le variazioni possono essere scomposte nella somma di due componenti.

La prima componente misura l’effetto che deriva dalle variazioni di popolazione, nell’ipotesi che l’unico fattore a determinare un cambiamento nelle stime sia la variazione della popolazione stessa (si ipotizza cioè che rimangano invariate le distribuzioni relative per condizione professionale in ciascuna classe di età considerata).

La seconda componente è l’effetto “atteso” sulla variazione al netto della componente demografica, nell’ipotesi che il fattore variabile sia la distribuzione relativa per condizione professionale stimata in ciascuna classe di età e che non sia intervenuta alcuna variazione della popolazione.

In conclusione, tra il 2021 e il 2026, il mercato del lavoro italiano ha mostrato una crescita complessiva, sostenuta dall’occupazione stabile e una recente ripresa del lavoro autonomo.

L’aumento del tasso di occupazione è diffuso a tutte le classi di età, ad eccezione dei più giovani (15-24 anni), particolarmente rilevante tra i 55-64enni per effetto, in buona parte, dell’invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche.

Tra i più giovani, invece, si registra un aumento del tasso di inattività, che indica un rinvio dell’ingresso nel mercato del lavoro associato a un aumento degli anni di istruzione, e un netto calo del tasso di disoccupazione.

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