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Il miracolo italiano | L’analisi di Emiliano Fittipaldi

“E’ stata una bellissima giornata, un “miracolo italiano” (assai diverso rispetto a quello che sognava Silvio Berlusconi), perché la vittoria del No al referendum sulla giustizia, molto più ampia di qualsiasi previsione, è una vittoria della Costituzione, della Repubblica, dei principi cardine della democrazia liberale”.

Lo scrive Emiliano Fittipaldi, direttore del quotidiano Il Domani.

“Un popolo di cittadine e cittadini ha fermato una riforma che si presentava come una correzione necessaria di storture reali. Ma che in realtà interveniva nel punto più delicato del nostro ordinamento, là dove i poteri si guardano e si limitano, in modo che nessuno – innanzitutto quello esecutivo, che in questa fase storica tende ovunque a soverchiare gli altri – prevalga davvero. È stata una splendida giornata anche perché, nel fermare la prova di forza del governo delle destre, il paese ha dato una lezione di maturità democratica che non era affatto scontata”.

“La notizia più rilevante – sostiene Fittipaldi – insieme alla fragorosa sconfitta di Giorgia Meloni, è infatti l’emersione di una larga mobilitazione popolare, di una energia civile chissà dove finora nascosta, che si è raccolta non in difesa di una corporazione che ha ancora mille difetti, ma in nome di un principio più alto: la convinzione che il potere non possa essere lasciato solo ad autodefinirsi, chiedendo mani libere in nome di una vittoria alle politiche. Negli ultimi anni, anche da sinistra, abbiamo raccontato – e criticato – un paese spesso distratto, disilluso, rassegnato a cedere porzioni crescenti di sovranità in cambio della promessa di ordine, di sicurezza e semplificazione. Ebbene, questo voto dice che, davanti al burrone, l’Italia si sveglia e partecipa con vigore alle scelte che determinano il suo futuro. Ed evidenzia come esista ancora, dentro la società, una “riserva repubblicana” profonda, un sentimento costituzionale che non ama esibirsi ma sa riemergere quando avverte che l’equilibrio si incrina, e che qualche pifferaio (o pifferaia) vuole mettere le mani sui diritti inalienabili conquistati dopo la tragedia del Ventennio. L’onda gigantesca che ha travolto la propaganda del governo e dei suoi cantori ha detto No. Non era però affatto banale che una materia resa volutamente specialistica, opaca nei tecnicismi e umiliante nella scelta folle del sorteggio dei Csm, riuscisse a trasformarsi in una grande questione civile. In pochi avevano previsto (ma noi di Domani, e pochi altri media che si sono spesi, lo avevamo fortemente sperato) che attorno al referendum-truffa si formasse una partecipazione così larga, e così nitida: due milioni di voti in più sono un risultato eccezionale, anche perché solo tre mesi fa i sondaggi segnalavano 15 punti di svantaggio” chiosa.

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