Lo scenario economico continua a deteriorarsi a causa degli effetti della guerra in Iran: in Italia cresce l’inflazione, scende ancora la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, con il rischio che si blocchi il canale del credito, una situazione in cui sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l’unico driver per la produzione dell’industria restano, per ora, gli investimenti del Pnrr.
A tracciare il quadro è il Centro studi di Confindustria, che nella sua congiuntura flash di maggio usa toni decisamente non ottimistici per evidenziare che la fiducia delle famiglie ha continuato a calare segnalando un prossimo freno ai consumi, che non sono aiutati dal cuscinetto di extra-risparmio come nel 2022, nonostante l’aumento degli occupati nel primo trimestre (+0,1%), e l’aumento delle vendite al dettaglio a marzo (+0,8%).
In Italia l’atteso balzo dei prezzi al consumo si è avuto in aprile (+2,7%, da +1,5% a febbraio), con quelli energetici già al +9,2% annuo, mentre finora i prezzi core rallentano (+1,7%).
In Europa l’inflazione è salita prima ed è più alta (+3,0%, da +1,9%), ancor più negli Usa (+3,8% da +2,4%).
Mentre i tassi sovrani in Europa si sono fermati a maggio (in Italia 3,81% e +79 punti base), i mercati si aspettano che la Bce inizi a giugno a rialzare i tassi ufficiali (ora al 2,00%).
L’industria tiene ma il peggioramento è in vista, mentre i servizi rischiano di fermarsi.
A sostenere gli investimenti resta il Pnrr il cui stato di avanzamento è “elevato”, e anzi mette l’Italia tra i paesi Ue più performanti, visto che al 29 aprile 2026 risultano raggiunti 416 traguardi e obiettivi su 575, oltre il 72% del totale previsto, a fronte di una media del 50% per gli altri paesi beneficiari del programma UE (esclusi i più piccoli).
Tuttavia, avvisa il Csc – la fase finale dell’attuazione appare più complessa rispetto alle precedenti, poiché riguarda soprattutto investimenti infrastrutturali e interventi caratterizzati da tempi realizzativi più lunghi e con maggiori criticità operative.
“La fase finale del Piano — avvisano gli esperti di viale dell’Astronomia — sarà decisiva anche per verificare la capacità delle misure realizzate di produrre risultati duraturi in termini di crescita economica, efficienza amministrativa, riduzione dei divari nel Paese”. L’export dimostra la sua resilienza.
Nei primi tre mesi del 2026 le esportazioni italiane hanno continuato a crescere (+4,0% in valore sul 4° 2025); ha contribuito l’aumento delle vendite sia nei paesi extra-UE (+4,8%) che in quelli UE (+3,2%).
A marzo, primo mese del conflitto in Iran, la crescita delle vendite si è consolidata, nonostante il crollo nel Medio Oriente (-52,5% tendenziale, da +15,2%), che per il momento è stato compensato dalla forte crescita in Svizzera (+84,6%), in Cina (+23,9%) e nei principali paesi UE.








