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Gronda autostradale: “A Genova il sistema del nodo metropolitano è in forte ritardo con opere bloccate, ridotte o rimandate” | L’allarme di Fabrizio Ferrari, presidente di Confindustria Genova

“A Genova il sistema del nodo metropolitano è in forte ritardo e, per la maggior parte delle opere che lo compongono, bloccato, ridotto o rimandato.

Si può andare avanti così? Come Confindustria Genova pensiamo proprio di no”.

Così il presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, a commento dei recenti articoli di stampa sul progetto di Gronda autostradale.

E spiega: “Venerdì 20 marzo, all’interno del Consiglio di presidenza di Confindustria Genova, ci siamo confrontati con enorme imbarazzo in merito alla discussione emersa negli ultimi giorni circa l’opzione di non fare, ovvero di cambiare il progetto della Gronda autostradale, la cui mancanza non solo ha provocato il crollo del Ponte Morandi e la morte di 43 persone nel 2018, ma ha fatto capire anche ai cittadini comuni dove si arriverà senza interventi, il più possibile rapidi.

Su tutta questa vicenda, l’elemento cruciale è stato il Dibattito Pubblico, organizzato nel 2009 dalla sindaca Marta Vincenzi con il supporto di Società Autostrade, per arrivare a determinare il progetto necessario per la città, ritenuto il più condiviso e fattibile, anche dal punto di vista economico”.

Sulla base di quelle conclusioni, il processo progettuale ha impiegato ulteriori 9 anni per diventare concreto e avviabile, compresi gli espropri, in contemporanea con il crollo del ponte, “che ha provocato – accusa Ferrarinon accelerazioni ma, paradossalmente, retrocessioni circa le cose da fare”.

Il 6 marzo scorso, a Genova, abbiamo presentato l’annuale Rapporti Oti (Osservatorio territoriale infrastrutture) Nord che, da 25 anni, Assolombarda, Unione industriali Torino e Confindustria Genova redigono per seguire, proporre, sostenere scelte e soluzioni non per le singole infrastrutture ma per i sistemi infrastrutturali: “Un metodo – chiosa il presidente di Confindustria Genovageneralmente ritenuto così utile che è stato richiesto e quindi esteso a tutto il territorio del Nord e, proprio da quest’anno, da Confindustria a tutto il territorio nazionale”.

Nel Rapporto Oti Nord la Gronda è trattata – così come altre infrastrutture che riguardano i nodi metropolitani – non come opera a sé stante ma facente parte di un sistema di opere che devono migliorare, tutte insieme, la mobilità di persone e merci.

“Occorre accelerare sul fronte delle infrastrutture, e uno dei pregi di Oti è quello di valutare la connessione tra un sistema e l’altro.

Ad esempio: per Genova si può decidere cosa e con quali componenti agire sul nodo metropolitano senza rapportarsi con il Sistema portuale, con il Corridoio “Mare del Nord-Reno-Mediterraneo”, con il Sistema dei valichi alpini, con il Sistema degli interporti merci?

Si può pensare di potenziare enormemente il proprio porto da parte di una città-porto senza correlarsi nei tempi, nella progettazione e nell’uso delle risorse finanziarie per gli investimenti di terra?

Spero che si cambi prospettiva di 180 gradi e, nel caso della Gronda, si proceda come si era già deciso quasi vent’anni fa, per festeggiare soltanto quando gli utenti pagheranno il pedaggio per un’infrastruttura più capace e in sicurezza”.

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