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[L’analisi] Ecco come il Recovery riporterà nel mondo del lavoro 3 milioni di persone. Il piano del Governo

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Il progetto Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) si pone l’ambizioso obiettivo di riportare nel mondo del lavoro 3 milioni di persone: il 75% saranno donne, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, giovani under 30, lavoratori over 55. Il programma potrà essere realizzato, entro il 2025, grazie a 5 miliardi del Recovery.

Almeno 800 mila di questi 3 milioni dovranno essere coinvolti in attività di formazione. E di questi 800 mila almeno 300 mila dovranno rafforzare le competenze digitali. Traguardi importanti e vincolanti, sottolinea Repubblica, se l’Italia non vuole rinunciare ai fondi europei del Piano di ripresa (Pnrr).

Ma che rimbalzano su una realtà statale e regionale ancora troppo indietro e frammentata. La riforma delle politiche attive – con il Gol e il Pnc, il Piano nazionale delle competenze – è una riforma di sistema del Recovery. Una seconda bozza di questa riforma – 28 corpose slide – è stata presentata alle Regioni il 4 agosto. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ne parlerà con le parti sociali giovedì prossimo, 2 settembre. Rispetto alla prima bozza, si delineano cinque percorsi per chi non ha un’occupazione, differenziati a seconda del profilo del singolo. Al lavoratore vicino al mercato del lavoro, il più facile da ricollocare, bastano orientamento e intermediazione.

Al lavoratore distante dal mondo del lavoro, ma con competenze spendibili, serve invece qualcosa in più: l’upskilling, l’aggiornamento delle competenze con una formazione di breve durata. Il lavoratore ormai fuori, ma con competenze da rivedere, viene invece abbinato a processi di reskilling, riqualificazione con robusta attività di formazione. Se prevalgono bisogni complessi, si attiva la rete territoriale dei servizi sociali: in quella sede, a seconda delle fragilità, si valuta se basta accrescere le conoscenze di base o puntare all’inclusione con sostegni mirati.

Il quinto percorso è riservato alle crisi aziendali: qui si tenta una ricollocazione collettiva, per gruppi di lavoratori che rischiano di perdere il posto. Le politiche attive tradotte da Gol e dai suoi cinque percorsi di reinserimento dovranno dialogare con le politiche passive esistenti. Ecco perché questa riforma si intreccia con quella degli ammortizzatori e del reddito di cittadinanza. L’obiettivo nel quinquennio è di attivare tutte le persone al lavoro, a partire dai più fragili e da chi riceve sostegni monetari.

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