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Claudio Negro (economista): «Il 30% dei disoccupati italiani rischia di essere escluso dal mercato del lavoro»

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Secondo quanto dichiarato dall’economista, Claudio Negro, il 30% dei disoccupati italiani rischia di essere escluso dal mercato del lavoro. In parte perché si tratta di lavoratori professionalmente inidonei, in parte perché non accettano offerte di lavori disponibili. Senza politiche attive del lavoro mirate – denuncia Negro – sarà difficile passare dall’assistenza alla ripresa dell’occupazione.

«È bene cercare di quantificare lo stock di “disoccupati Covid” con cui faremo i conti, sommando i licenziati (quasi solo lavoratori a termine) ai licenziandi del dopo-blocco, meno i riassorbiti nel frattempo. Partiamo dal dato Istat di maggio che segnala 2.620.000 disoccupati, compresi (secondo le nuove regole Ue) coloro che sono in Cig da oltre tre mesi» spiega l’economista nel n.100 di Mercato del lavoro News, la newsletter settimanale della Fondazione Anna Kuliscioff.

«Da notare che rispetto ad aprile i disoccupati scendono di 36.000 unità: molto poco, ma guarda caso esattamente corrispondente all’aumento del numero di occupati nello stesso periodo; quest’ultimo è determinato da un aumento di 93.000 lavoratori a termine e un calo di circa 60.000 autonomi: segno flebile ma evidente che le nuove assunzioni stanno cominciando a svuotare il serbatoio di disoccupati che in tutti questi mesi si era venuto formando. Per la composizione di questo stock di disoccupati dobbiamo ricorrere ad un po’ di empirismo» dice Negro che ricorda come l’Inps ci fornisca un dato di 1.220.000 cassintegrati attuali.

«Per cui potremmo ragionare su una composizione del “plateau disoccupati” più o meno di questo tipo: 320.000 licenziati e percettori di Naspi (Inps aprile 2021), 1.220.000 cassintegrati con licenziamento congelato, 570.000 “attivi”, per un totale di 2.110.000 unità, cui occorre aggiungere 430.000 occupati persi nel lavoro autonomo. Questo, cosa più cosa meno, è il numero di persone che andranno aiutate con politiche attive del lavoro a trovare nuova occupazione», spiega.

Quante di queste persone verranno occupate dalle dinamiche spontanee del mercato?

«Confindustria, per i comparti che rappresenta, prevede per il 2021 innanzitutto un incremento delle ore lavorate e a traino un aumento delle Ula fino al 3,8%, tuttavia il numero delle persone occupate potrebbe perdere il 1,4% per via delle chiusure/ristrutturazioni aziendali. Bankitalia prevede che l’aumento di Ula dovrebbe addirittura seguire il tasso previsto di crescita del Pil, quindi superare il 4%. Poiché il rapporto tra Ula e occupati è normalmente attorno al 90%, è ipotizzabile parlare di circa 800.000 occupati in più».

«Tuttavia, secondo i dati Confindustria, questa crescita di Ula potrebbe accompagnarsi ad un calo di oltre 300.000 occupati part time, autonomi, stagionali, ecc. Il che mostra una frammentazione notevole nelle dinamiche di ricollocazione del nostro stock», dice ancora l’economista Negro.

Le previsioni in generale segnalano una ripresa forte del comparto manifatturiero e delle costruzioni con robuste ricadute sull’occupazione; il comparto dei servizi è ancora zavorrato, ma dà segni di ripresa soprattutto nel comparto turismo-ristorazione (legato evidentemente alla stagionalità) con ricadute occupazionali soprattutto nei contratti a termine. Molto utile per conoscere la dinamica del mercato rispetto allo stock di disoccupati è l’Osservatorio Excelsior di Unioncamere: per il trimestre Giugno-Agosto le aziende cercano 560.000 dipendenti da assumere, ma segnalano che il 30% è di difficile reperimento.

«Le maggiori difficoltà si riscontrano nelle professionalità più alte: dirigenti, professioni con elevata specializzazione e tecnici (p.es medici, farmacisti, informatici) che hanno un indice di difficoltà di reperimento superiore al 43%, ma che rappresentano soltanto 92.000 unità rispetto a quelle ricercate. Peggio per la fascia Operai specializzati e conduttori di impianti e macchine, per i quali la difficoltà di reperimento è poco inferiore al 40%, ma per quantità decisamente superiori: 173.000», dice.

«Ma la cosa più rilevante è la causa del mismatch: il dato totale dice che il 12,8% è dovuto alla preparazione inadeguata dei candidati, ma il 15,3% proprio alla mancanza di candidati. Per questa ragione su 560.000 persone che le imprese vorrebbero assumere da qui ad agosto, 186.000 non verranno assunte. E tra queste la maggioranza non per mancanza di formazione ma perché non si candida, nemmeno per i lavori per i quali non è richiesta nessuna particolare professionalità», ricorda Negro.

«Questa immagine» sottolinea Negro «dà un’idea del problema delle Politiche per Ricollocamento che il Gol, che è il programma specifico all’interno del Pnrr dovrà organizzare. Ci sarà bisogno (a parte l’inevitabile e conclamato intervento sul sistema di educazione-formazione, che comunque non potrà dare risultati prima di qualche anno) di un forte intervento per adeguare le competenze adeguabili all’infuori di un percorso formativo pluriennale: cosa che non sembra impossibile per profili quali tecnici informatici (mismatch per mancanza di competenze 24,5%), estetisti (28,5%), operai meccanici ed elettromeccanici (25,9%), conduttori di mezzi di trasporto (22,8%)».

«Ma altrettanto sembra determinante uno strumento che consenta di rimediare a quello che pare essere un evidente gap tecnico: abbiamo l’impressione che il mismatch per mancanza di candidature sia soprattutto riconducibile ad una mancanza di informazione. Molte sono le questioni sollevate a proposito della difficoltà di ricollocazione, tra cui l’indisponibilità dei candidati a lavorare lontano da casa e l’offerta di retribuzioni bassissime ed extracontrattuali da parte delle aziende».

«La seconda ragione certamente esiste ma marginalmente: le imprese target di Excelsior praticano retribuzioni contrattuali. Abbiamo l’impressione che un’informazione più accessibile, puntuale e diffusa delle domande-offerte di lavoro potrebbe portare ad una riduzione di quel 15% di mismatch generato dalla mancanza di candidati», aggiunge.

«Abbiamo quindi già due strumenti di politiche attive: la formazione, riqualificazione a breve termine finalizzata alla rioccupazione, e un sistema di informazione di vasta accessibilità per mettere in contatto domanda e offerta», specifica. Non solo.

«Misure quali contratti di espansione, formazione per i cassintegrati e altre fanno certamente parte di un sistema moderno di Politiche Attive per il Lavoro, ma è importante che il sistema resista al primo impatto, che sarà nel secondo semestre dell’anno e che di conseguenza il Gol preveda uno stanziamento adeguato: l’impatto, come visto in precedenza potrebbe essere di 3-400.000 unità da ricollocare nel 2021 al netto (speriamo) delle dinamiche autonome di mercato; sulla base dell’esperienza di Dote Unica Lombardia e riproporzionando ai numeri del Mercato del Lavoro nazionale dovrebbe essere di 7-800 mln, solo di Assegno di Ricollocazione o come lo si vorrà chiamare, e soltanto per il secondo semestre 2021».

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