Come scrive sulla Stampa Veronica De Romanis, i dati economici smentiscono l’idea secondo cui un aumento della spesa pubblica produca automaticamente maggiore crescita.
Nonostante una spesa superiore al 50% del Pil, l’Italia registra infatti prospettive di sviluppo inferiori rispetto ai principali Paesi europei, a dimostrazione che il problema non è la quantità delle risorse impiegate, ma la loro qualità e la loro efficacia.
Secondo l’autrice, anche il dibattito che contrappone spese per la difesa e Welfare dovrebbe partire dalla valutazione dell’efficienza della spesa esistente, anziché dalla richiesta di nuove risorse.
A questo proposito richiama il caso dell’Assegno unico e universale, che assorbe circa 20 miliardi di euro l’anno ma, a suo giudizio, non ha prodotto risultati significativi nell’aumento della natalità e rischia di ridurre gli incentivi al lavoro per le donne con carriere più fragili.
Ciò può tradursi, nel lungo periodo, in pensioni basse e in un incremento della povertà femminile in età anziana.
Per De Romanis, la priorità dovrebbe essere una revisione della spesa pubblica fondata su monitoraggio sistematico, valutazione dei risultati e maggiore trasparenza nell’impiego delle risorse.
Conclude criticando una campagna elettorale ancora incentrata sulla promessa di nuovi bonus e giudica anche il reddito di maternità proposto da Roberto Vannacci una misura che non favorisce l’autonomia delle persone, ma rafforza la loro dipendenza dallo Stato.








