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[L’intervista] Giuseppe Rinaldi (Consigliere Delegato Ancitel Energia e Ambiente Srl): «Le Comunità Energetiche sono una risposta immediata e concreta ai cambiamenti climatici, realizzabile da tutti»

Giuseppe Rinaldi è il Consigliere Delegato di Ancitel Energia e Ambiente Srl che ha moderato il Roadshow sul tema delle Comunità Energetiche Rinnovabili realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale Periti Industriali e che ha toccato quest’anno città come Napoli, Venezia, Milano, Firenze, Palermo e Bari. Lo abbiamo intervistato per approfondire il tema della Comunità Energetiche Rinnovabili come risposta concreta e immediata, a portata di “cittadino” e di istituzioni locali, per agire concretamente contro i cambiamenti climatici.

Dr. Rinaldi, grazie per la sua disponibilità. La sfida della sostenibilità è quella che riguarda il nostro presente e il nostro futuro. È una sfida trasversale che tocca tutti, cittadini, imprese, istituzioni e enti locali. In quest’ottica il tema del consumo dell’energia è cruciale. Ci può spiegare che cos’è l’autoconsumo e quali benefici comporta?

Grazie a Voi per l’opportunità. Per autoconsumo intendiamo la produzione in autonomia di energia elettrica sfruttando l’energia ottenuta da fonti rinnovabili. Questo vuol dire innanzitutto un sensibile risparmio economico, perché la parte variabile, cioè i costi della componente energia, andrà a calare: se io stesso produco l’energia (anche solo una parte) che mi serve, non avrò bisogno di rivolgermi ad altri produttori. Restano i costi fissi, quelli sì. Ma se la mia gestione energetica è efficiente riuscirò ad avere anche un’eccedenza, che viene ceduta alla rete elettrica e remunerata dal GSE (una cifra intorno agli 0,10 – 0,15€ per Kwh), che può voler dire un guadagno netto di diverse centinaia di euro l’anno.

Oltre al beneficio economico a favore dei cittadini, quanto effettivamente la diffusione di questo progetto può incidere rispetto ai cambiamenti climatici in atto?

Nel 2020 in Italia, delle 107,6 Mtep (Milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) consumate, 21,9 Mtep, pari al 20,4%, sono state prodotte con energie rinnovabili, superando il target del 17% assegnato all’Italia dalla Direttiva 2009/28/CE. Siamo leader europei in questo campo, dietro solo alla Spagna che copre i propri consumi con il 21,2%. È evidente quindi che una diffusione ulteriore delle fonti rinnovabili, capillare nelle singole case e non più concentrata solo nei grandi impianti di produzione eolica, fotovoltaica o termica, aiuterà ulteriormente ad aumentare la quota e contribuirà a ridurre emissioni di CO2 in atmosfera. Con buona pace di chi mette la tutela del paesaggio (da un punto di vista puramente visivo: è questa la critica principale che si fa agli impianti eolici) sopra la tutela dell’ambiente.

Quali sono le forme che può assumere il progetto di autoconsumo? In particolare, può spiegarci cosa sono le comunità energetiche?

Le comunità energetiche sono ufficialmente entrate a far parte del nostro ordinamento con il recepimento della Direttiva 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio, con il Decreto Legislativo n. 199 dell’8 novembre 2021. Il Titolo IV è proprio dedicato a “Autoconsumo, Comunità Energetiche Rinnovabili e sistemi di rete” e identifica la Comunità Energetica come un soggetto giuridico che abbia non solo finalità ambientali, ma soprattutto sociali.

Cittadini, imprese (la cui attività principale non sia nel settore energetico), enti locali e territoriali pubblici e privati possono associarsi su base volontaria per l’autoproduzione e consumo, cedendo eventualmente l’eccedenza alla rete e beneficiando di appositi meccanismi di sostegno e incentivazione. Resta comunque sempre attivo anche l’istituto dell’autoconsumo, singolo o collettivo. La differenza sta nella vicinanza all’impianto di produzione: chi abita nello stesso condominio attua un sistema di autoconsumo collettivo; la comunità energetica può coinvolgere invece un numero più ampio di soggetti che siano nei pressi dell’impianto di produzione e accumulo ma, come dicevo, andando a toccare anche concetti di equità e lotta alla povertà.

Vede una possibile differenza di applicazione tra le varie regioni d’Italia? Ci possono essere vantaggi maggiori ad attivare questo percorso in Sud Italia rispetto al Nord?

Abbiamo detto che il beneficio è duplice: economico e ambientale. Ecco, in questo senso io credo che i cittadini del Nord e del Sud possano decidere di aderire dando priorità all’uno o all’altro secondo le proprie personali convinzioni e situazioni. Siamo comunque in un win – win su tematiche che riguardano indifferentemente tutti, quali la difesa dell’ambiente e approvvigionamento energetico, da Trento a Siracusa, più che mai in questo momento storico in cui le sanzioni alla Russia si sovrappongono all’estate, che da due decenni raggiunge temperature che solo mezzo secolo fa sarebbero state impensabili. Poi, è chiaro che ci sono differenze oggettive, metereologicamente parlando, che finiranno per favorire alcune zone rispetto ad altre, in quanto il nostro Paese vanta una grande varietà di situazioni diverse: un impianto fotovoltaico del Sud Italia con ogni probabilità sarà più efficiente dello stesso modello installato nelle regioni del Nord.

Quanto incide la dimensione del Comune rispetto al progetto di autoconsumo? Anche i Piccoli Comuni possono farne parte?

Certo, anzi, soprattutto i piccoli Comuni! Il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati (CNPI) ha scelto l’azienda della quale sono Consigliere Delegato, Ancitel Energia e Ambiente, come struttura tecnica a livello di spazi, panel dei relatori e quant’altro, e ho moderato sei incontri tra dicembre 2021 e maggio 2022 in sei diverse città di Italia con rappresentati della Regione, Comune, ARPA, Legambiente, GSE ecc.

Ecco, nell’ambito dei case studies abbiamo avuto il piacere di avere tra i relatori la Presidente di Legambiente Campania Maria Teresa Imparato, il Vicesindaco (anzi, oggi Sindaco) di Blufi (PA) Calogero Puleo, il Sindaco di Turano Lodigiano (LO) Emiliano Lottaroli e l’Assessore Antonio Beatrice di Biccari (FG). A parte il caso campano, in cui Legambiente ha seguito la costituzione della prima comunità energetica italiana nel quartiere di San Giovanni a Teduccio nella zona orientale di Napoli (comunque una realtà molto particolare), vede bene che parliamo di piccole o piccolissime situazioni, in cui è

a) più facile mettere d’accordo tante teste con potere decisionale, rispetto a un Comune capoluogo;

b) potenzialmente più facile che sia sentita la questione economica, e mi perdoneranno gli ospiti. Delle circa 100 esperienze (non solo CER ma anche autoconsumo collettivo e buone prassi) mappate da Legambiente, quasi tutte le realtà afferiscono a Piccoli Comuni.

Che lei sappia, ci sono progetti simili nel resto d’Europa? E’ una prassi già in uso altrove, o l’Italia farà da apripista su questo progetto?

In questo senso l’Italia credo sia abbastanza indietro, purtroppo. Come le dicevo Legambiente ha mappato solo 100 progetti, includendo anche tutti quelli che sono ad oggi in fase embrionale, quando la Germania ne contava nel 2020 già più di 1.700. Il problema è che, come spesso accade anche in altri ambiti, non siamo bravi a fare arrivare le informazioni ai destinatari. Il che, se ci pensa, è assurdo, perché come abbiamo detto prima l’Italia è leader europeo nell’ambito delle rinnovabili, ma in generale in tutto ciò che riguarda la sostenibilità: basta guardare ai nostri obiettivi sui rifiuti, raggiunti sempre con anni di anticipo.

La burocrazia poi, comprensibilmente, spaventa il cittadino. Speriamo anzi che il tour di cui ho parlato prima (che non è stata, negli scorsi mesi, l’unica iniziativa a livello nazionale) contribuisca a spingere la messa in piedi di sempre più iniziative di comunità energetiche e in generale di progetti di sostenibilità bottom-up.

In concreto, quindi, cosa è necessario fare per far partire una comunità energetica?

Più che una guida per far partire una nuova CER dal punto di vista di un cittadino, di cui il sito del GSE potrà dare senz’altro informazioni più chiare ed esaustive a livello di documentazione da produrre (e le posso anticipare che Ancitel Energia e Ambiente e CNPI hanno in cantiere un vademecum per il prossimo autunno), posso risponderle in primo luogo dal mio punto di vista di Pubblico Amministratore (Giuseppe Rinaldi è stato, tra gli altri incarichi, Presidente della Provincia di Rieti e Sindaco di Poggio Mirteto, città di cui oggi è Presidente del Consiglio Comunale ndr).

Il Comune ha tre possibilità per favorire la costituzione di comunità energetiche sul suo territorio: farsi promotore a livello informativo, non ricoprendo un ruolo attivo; mettere a disposizione i propri impianti (è oramai prassi che scuole, ospedali, campi sportivi abbiano un proprio impianto di produzione); divenire esso stesso membro della comunità energetica. Del resto per il Comune è un investimento che può solo essere profittevole, se permette ai suoi cittadini di spendere meno per l’energia e avere più disponibilità per far girare l’economia locale.

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