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Giuseppe Caia, Consigliere giuridico del Ministro dell’Interno: “Riforme, legiferare insieme senza antagonismi” | Stati Generali della Ripartenza

Nella giornata del 24 novembre, il Consigliere giuridico del Ministro dell’Interno, Giuseppe Caia, ha dialogato con Luca Telese, giornalista di La7, durante il panel “Tra riconversione e innovazione del sistema imprenditoriale italiano”, nel corso degli Stati Generali della Ripartenza organizzati a Bologna dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia.

L’intervento di Giuseppe Caia inizia ricollegandosi all’introduzione di Telese: “Buongiorno. Allora, il nostro coordinatore, in maniera così brillante come sempre, lo ascoltiamo tutti e lo apprezziamo, ha richiamato un dato importantissimo, quello cioè della sistematicità. Fra l’altro, voi sapete bene che ogni ordinamento giuridico, e cioè ogni contesto nel quale vi è una comunità organizzata, deve essere retto da un sistema di norme. Quindi le norme non possono essere frammentarie, disorganiche. Desidero comunque subito rassicurarlo che questa situazione che lui ha descritto non è propria solo dell’Italia, anche altri Stati, anzi gli Stati più avanzati, più democratici, purtroppo versano in condizioni analoghe. Qual è il modo di procedere? Ce l’ha detto la Corte Costituzionale in più occasioni. Cito ad esempio due sentenze del 2013 e del 2014 che, indicando come il legislatore deve intervenire, usano queste parole: “Bisogna arrivare a leggi destinate a durare nel tempo e rispondenti a esigenze sociali e istituzionali di lungo periodo, secondo le linee di svolgimento dei principi costituzionali”. In questa espressione c’è la sintesi di cosa si deve fare. Le leggi devono essere organiche, devono essere sistematiche, chiare, e come diceva Wittgenstein, le proposizioni non sono un miscuglio di parole, le proposizioni devono mostrare come stanno le cose. Una legge è fatta di proposizioni normative, quindi è del tutto evidente”.

Ed aggiunge: “E qui allora bisogna effettivamente introdurre un metodo per arrivare a queste leggi di carattere sistematico e di carattere organico, destinate a durare nel tempo. E qui mi rifarei, cercando un po’ di raggiungere i toni brillanti del nostro coordinatore, a due filosofi recenti che comunque sono molto noti al pubblico. Il primo è Luciano Floridi che ha scritto molte cose sull’evoluzione odierna, in particolare sul digitale. Fra le altre ha scritto un libro intitolato “Il verde e il blu, idee ingenue per migliorare la politica”. Cosa voleva dire Luciano Floridi usando il termine “ingenue”? Voleva dire che bisogna procedere in maniera non continuamente antagonista. Bisogna indicare delle soluzioni senza riserve mentali e cercando di progettarle assieme. Altro autore, Simon Blackburn: “Essere buoni. Come sopravvivere in un mondo di incertezze”. Quindi occorre innanzitutto arrivare a un nuovo clima. Del resto, queste cose le ha già dette il presidente Bonacini in esordio. Bisogna confrontarsi in maniera scevra da pregiudizi. Noi abbiamo una serie di dati storici che fanno l’orgoglio del nostro Paese. Certamente la nostra Costituzione è una tra le migliori, di migliore formulazione. La Costituzione italiana dal 1948 è stata modificata in una o più norme 25 volte. Quindi, in sé e per sé, modificare la Costituzione non è un problema. È stato fatto molte volte. Bisogna certamente evolversi rispetto alle contingenze dei tempi. È evidente che modificare la Costituzione non basta. Penso che nessuno ritenga che le revisioni di norme costituzionali risolvano le questioni. Come ha detto molto bene Luca Telese, bisogna avere un impianto normativo che sia impostato su semplificazione, ricerca di efficienza, tutela dei valori. Quindi, sotto questo profilo, ad esempio, fra le tante cose, parlo di quelle che possono riguardare più di avvicino il Ministero dell’Interno, abbiamo già elaborato la nuova legge su comuni e province e città metropolitane. Questo è indispensabile perché dall’anno 2001, di revisione del titolo V, parte II della Costituzione, non c’è stato un aggiornamento della legge su comuni e province. Bisogna consentire a comuni e province di agire con incisività, senza troppi fardelli, per rispondere ai bisogni cittadini e, soprattutto, avere un obiettivo, un faro che è quello della coesione economica, territoriale e sociale, proclamata anche dagli atti dell’Unione Europea. Quindi è un valore che viene concepito come importantissimo, centrale e riassuntivo di tanti valori, anche da paesi limitrofi”.

“Oltre alla legge su comuni e province, – continua Caia parlando di completezza della riforma – qui colgo un altro riferimento molto utile che il nostro coordinatore ha fatto, le leggi non devono parlare solo di qualche profilo, lasciando nell’ombra altri profili. Quindi la riforma delle autonomie locali deve essere una riforma complessiva. Non potremo permetterci di approvare una riforma sulle sole province ma dobbiamo assolutamente avere una riforma complessiva. Non dobbiamo dimenticare, ad esempio, che la legge Delrio numero 56 del 2014, che riguardava le sole province, fu approvata nella prospettiva dell’auspicata soppressione delle province. Che poi non c’è stata, perché il referendum è andato in un’altra direzione. Quindi oggi, per rimediare eventualmente, se bisogna usare il termine rimediare, a quella scelta specifica, non bisogna adottare un’altra corrispondente scelta specifica di opposto segno. Bisogna avere una legge sistematica organica. Anche sulla sistematicità e organicità della sicurezza pubblica.

In merito alla sicurezza pubblica, spiega Caia: “Ora, sulla sicurezza pubblica, vorrei ricordare che il ministro Piantedosi imposta la propria legge di sicurezza pubblica sulla base di una definizione che è stata data in una legge del 1998. Vi do uno scoop. Quella legge del 1998, quella norma fu scritta proprio dal ministro Piantedosi e, indegnamente da me, quando lavorammo in una commissione delle leggi Bassanini. Però, non inventammo ex novo questa definizione. La ricavammo, da giurisprudenza, dalla Corte Costituzionale. Cos’è la sicurezza pubblica? È relativa al complesso dei beni giuridici fondamentali e degli interessi pubblici primari sui quali si regge l’ordinata e civile convivenza nella comunità nazionale, nonché la sicurezza delle istituzioni, dei cittadini e dei loro beni. Quindi la sicurezza pubblica serve per la convivenza, serve per poter sviluppare nelle condizioni migliori il nostro essere, il funzionamento delle imprese e tutti gli aspetti connessi. Quindi sotto questo profilo, – prosegue Caia – altra cosa che è stata fatta presso il Ministero dell’Interno, è un disegno di legge sulla polizia locale, perché la polizia locale è ancora retta da una legge degli anni Ottanta, quindi si tratta di un tempo abbastanza risalente e questa nuova legge intende consentire un miglior sviluppo della sicurezza integrata, cioè la collaborazione di tutte le istituzioni, Stato, Regioni, Provincie e Comuni, per la realizzazione di un bene comune. Quindi, è assolutamente indispensabile che le istituzioni collaborino fra di loro in tutti i settori, che abbiano fra di loro una leale cooperazione, perché i problemi cui accennava il nostro coordinatore sono generati sì da una complicazione legislativa, ma anche talora da un atteggiamento settoriale di alcune istituzioni. L’atteggiamento settoriale non è compatibile con l’amministrare. L’amministrare significa amministrare per la collettività, quindi le varie istituzioni, i vari apparati, i vari uffici, nell’ambito delle loro competenze, non devono agire a compartimenti stagni, ma devono confrontarsi. Non solo lo Stato si deve confrontare con i cittadini, ma anche le istituzioni dello Stato e degli enti locali devono confrontarsi fra di loro in maniera coerente e lineare”.

Riguardo alla precarietà delle norme istituzionali a cui fa riferimento Telese, il quale afferma che, a parte i princìpi della Costituzione, tutti i diversi livelli della costruzione istituzionale del nostro Paese sembrano in discussione, come l’Autonomia che è un cantiere aperto, la Legge Elettorale che traballa, la Presidenza del Consiglio che è alle prese con una riforma importante, Caia replica: “Anche questa è una suggestione estremamente importante per sottolineare come si stia cercando di operare al meglio e con grande consapevolezza. Dico che, relativamente al tema elezioni comunali e provinciali, che è quello di più specifica nostra competenza anche se ovviamente seguiamo il resto, il Ministero ha già iniziato delle interlocuzioni tecniche con Istat per verificare in maniera completa, precisa e matematica tutti i calcoli necessari. Vorrei poi sottolineare la grande importanza del concetto di livelli essenziali dettati della nostra Costituzione che rispondeva anche a una condizione sociale diversa da quella che oggi si verifica, accanto al quale vi era un altro concetto di carattere unitario ossia quello di interesse nazionale. Questo concetto è ora scomparso ed è stato sostituito da quello di esigenze unitarie insuscettibili di frazionamento. Ma qual è la differenza tra interesse nazionale e livelli essenziali da garantire su tutto il territorio nazionale? Questo secondo concetto guarda ai cittadini, l’altro concetto era una sorta di interpretazione paternalistica delle istituzioni”.

“Bisogna in qualche modo dare una giustificazione anche a questo ritardo, – conclude Caia – sul quale però non bisogna indulgere. Ovviamente, dopo eventi come la pandemia, è venuto il momento di procedere con incisività, con tempestività. Oggi possono essercene le condizioni, bisogna farlo. Alcune cose molto importanti sono già avvenute. Pensiamo, ad esempio, a una legge recentissima che è poco conosciuta, che è la legge 8 giugno 2023 numero 77, di adesione al protocollo addizionale alla Carta Europea dell’Autonomia Locale. È una convenzione internazionale parallela ai trattati dell’Unione Europea. Qui cosa si dice? Si dice e viene affermato il diritto di partecipazione agli affari degli enti territoriali. Quindi noi qui abbiamo un passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia partecipativa. Non mera partecipazione al procedimento amministrativo, partecipazione alle decisioni complessive. Se ne stabiliranno le condizioni, le modalità, però è un approccio molto importante. Per permettere quel confronto molto incisivo tra le varie istituzioni, un’altra cosa che si sta facendo, e questa si sta facendo ovviamente presso il Dipartimento Affari Regionali e delle Autonomie, è la riforma, l’aggiornamento del sistema delle conferenze. La conferenza Stato-Regioni-Provinciali, la conferenza Stato-Città, la conferenza Unificata. Si stanno individuando le procedure per migliorare le forme della leale cooperazione. Perché non bisogna avere un confronto che sia semplicemente scontro o antagonismo, ma costruzione assieme. Per la costruzione assieme, visto che il nostro coordinatore aveva ben detto che molte cose vengono ipotizzate, ma poi non si realizzano adeguatamente, e questo è verissimo, c’è una cosa molto importante nella legislazione più recente che andrebbe estesa a tutti i settori. Il nuovo codice dei contratti pubblici si apre dicendo che l’obiettivo primario e il vincolo di sostanza che deve essere seguito nella materia dei contratti pubblici è il principio del risultato. Cioè, non ci interessano solamente le procedure e la regolarità delle procedure, ma il risultato che si produce da un contratto pubblico. Cioè l’oggetto del contratto, il vero studio approfondito di quelle che devono essere le ricadute di questo contratto. Quindi sotto questo profilo penso che ci siano una serie di elementi assecondati, seguiti bene, ponderati, ovviamente, che potranno portare dei cambiamenti”.

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