«Il contribuente italiano identifica Alitalia con i miliardi di euro sprecati dalla politica». Lo sostiene l’economista Andrea Giuricin, in una nota per l’Istituto Bruno Leoni. «Ogni soluzione per Alitalia» spiega, «sembra essere un costo per il contribuente italiano. Anche la vicenda relativa al brand, probabilmente si risolverà allo stesso modo».
«La vecchia Alitalia ha messo all’asta il proprio marchio, a seguito dell’imposizione della Commissione Europea, e il prezzo base è stato fissato a 290 milioni di euro. Un prezzo che il presidente di ITA Alfredo Altavilla ha definito “irrealistico”. Pare pertanto difficile che qualche compagnia aerea possa essere interessata al marchio». Sottolinea Giuricin, ricordando come il marchio di «una compagnia che ha sempre chiuso in rosso dal 2000 ad oggi (ad eccezione del 2002 quando ha ricevuto il pagamento di una penale da parte di KLM) non può avere un valore così elevato».
«I passeggeri che utilizzano il vettore da e per l’Italia sono solamente il 7,7 per cento. Non si può certo affermare che una tale azienda sia “strategica”». Ma, aggiunge lo studioso, specializzato in trasporti, «se il brand dovesse andare ad Ita, di fatto sarebbe solo una partita di giro di soldi dei contribuenti».
«La nuova compagnia, infatti, è nata con uno stanziamento di 1,35 miliardi di euro da parte del Governo e saranno proprio questi soldi che probabilmente verranno utilizzati per comprare il brand. Ita non è un marchio conosciuto e se la prima asta dovesse andare deserta sarà proprio essa a comprarsi il marchio Alitalia».
Per Giuricin «sicuramente» tutto questo poteva essere evitato lasciando la vecchia Alitalia “al suo destino di mercato già da anni, senza sprecare altri soldi pubblici come è invece avvenuto con i prestiti ponte. La compagnia sarebbe ripartita, ma a condizioni “di mercato”, non a condizioni “politiche” come purtroppo si continua a fare».
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