Unioncamere: le imprese cercano laureati ma non riescono a trovarli
La fuga dei cervelli in Italia continua a rappresentare una delle principali criticità per il mercato del lavoro e per la crescita economica del Paese. A lanciare l’allarme è il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, intervenuto durante la Conferenza nazionale delle Camere di Commercio a Paestum.
Secondo quanto riportato da La Repubblica, “le imprese in Italia cercano giovani laureati da assumere e non li trovano. Già nel 2026 potrebbero mancare 13 mila professionisti under trenta tra ingegneri, medici ed economisti”.
Un fenomeno che si intreccia direttamente con il calo demografico e con la crescente difficoltà delle aziende nel reperire competenze qualificate necessarie per sostenere innovazione e competitività.
Il calo demografico riduce il numero dei giovani disponibili
Nel corso del suo intervento, Prete ha sottolineato come la scarsità di giovani professionisti sia legata anche all’evoluzione demografica del Paese.
“I giovani sono diventati merce rara anche perché c’è il calo demografico e, invece, le imprese li cercano in quanto sanno che con loro possono seguire maggiormente l’innovazione”.
La riduzione delle nuove generazioni e la contemporanea crescita della domanda di competenze avanzate stanno infatti creando un divario sempre più evidente tra domanda e offerta di lavoro qualificato.
Salari e carriera spingono i talenti all’estero
Accanto alla questione demografica, Unioncamere individua anche altri fattori che alimentano l’emigrazione giovanile.
“Purtroppo salari mediamente più bassi in Italia e la capacità di fare più rapidamente carriera all’estero invoglia i nostri giovani, giustamente, ad andare fuori” ha osservato Andrea Prete.
I dati riportati evidenziano che oggi emigrano otto giovani ogni mille abitanti, un valore superiore a quello registrato in Germania e Spagna.
Tra il 2011 e il 2024 il valore del capitale umano trasferito all’estero viene stimato in 159,5 miliardi di euro, una cifra che fotografa l’impatto economico della perdita di competenze formate nel Paese.
Il rientro dei giovani emigrati potrebbe valere 12 miliardi di euro
Le elaborazioni di Unioncamere mostrano tuttavia uno scenario potenzialmente positivo.
Secondo le stime, il rientro anche soltanto della metà dei giovani emigrati tra i 20 e i 34 anni negli ultimi cinque anni, pari a poco più di 250 mila persone, potrebbe generare un impatto economico fino a 12 miliardi di euro, equivalente a circa mezzo punto di Pil.
Un dato che evidenzia il valore strategico delle politiche rivolte al trattenimento e al recupero dei talenti italiani oggi occupati all’estero.
Le proposte di Enrico Letta per attrarre talenti
Sul tema è intervenuto anche l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, che ha indicato la necessità di invertire la tendenza.
“Dobbiamo invertire la rotta ottenendo che i ragazzi restino in Italia e attirare talenti da fuori” ha affermato.
Per favorire una maggiore integrazione europea, Letta ha inoltre aggiunto che “dobbiamo creare un diploma universitario europeo, oggi non esiste”.
Tajani punta sull’export e sul gioco di squadra
Nel dibattito è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha posto l’attenzione sulla crescita delle esportazioni italiane.
Secondo il ministro, “nel 2025 l’export italiano ha raggiunto il record di 643 miliardi e anche nel 2026 cresce con forza. La chiave è il gioco di squadra: insieme possiamo arrivare a 700 miliardi entro il 2027, facendo meglio di molti partner europei”.
Un tema centrale per la crescita economica del Paese
Le valutazioni emerse durante la Conferenza nazionale delle Camere di Commercio riportano al centro del dibattito il rapporto tra declino demografico, mercato del lavoro, fuga dei talenti e capacità competitiva dell’Italia.
I dati illustrati da Unioncamere indicano infatti come la disponibilità di giovani qualificati rappresenti una delle variabili decisive per sostenere innovazione, produttività e crescita economica nei prossimi anni.








