Franco Gabbrielli (presidente Assopellettieri): «Rischiamo di perdere competitività internazionale nel settore della pelletteria»

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Il presidente di Assopellettieri, Franco Gabbrielli, ha rivolto un appello al governo, commentando i dati del 2020 che vedono un crollo del fatturato di circa il 37% rispetto al 2019 e una riduzione della quota di export del 25,5%, per il settore della pelletteria.

«Stiamo rischiando di perdere il controllo del “saper fare”, della tradizione, della cura dei dettagli e del gusto che hanno fatto la storia del nostro Paese e ci hanno resi famosi, rispettati e anche imitati in tutto il mondo. Il nostro Sistema Paese non può permettersi di perdere competitività internazionale nel settore della pelletteria, uno dei più performanti del Made in Italy, e neppure che le nostre aziende finiscano nella mani di gruppi stranieri perché il nostro Sistema non è riuscito a garantire loro il giusto supporto».

Il presidente di Assopellettieri aggiunge. «Se andiamo ad analizzare i dati in maniera più approfondita il rammarico cresce ulteriormente considerando che, quanto all’export, il settore era in serie positiva da oltre 10 anni  mentre la pandemia ci costringe ora ad un balzo indietro di tre anni. Il nostro settore vive di export e abbiamo la necessità, ora più che mai, che siano attuate politiche che consentano alle aziende di tornare presto ai valori pre-covid».

Per il settore della pelletteria italiana, dopo un 2020 nero, non c’è stato nessun rimbalzo significativo: dopo gli acquisti delle festività natalizie, la nuova ondata pandemica ha colpito duramente anche la stagione dei saldi. Prosegue la selezione tra le imprese (quasi 200 in meno rispetto al 2019, tra industria e artigianato) e affiorano tensioni occupazionali: 8 aziende su 10 sono ricorse agli ammortizzatori nel quarto trimestre. Nell’intera filiera pelle sono state autorizzate nel 2020 83 milioni di ore di cassa integrazione guadagni (+900% sul 2019). «Ogni singola azienda sta lottando per rimanere in piedi il Governo deve però fare di più e considerare centrale per il Paese il ruolo del Sistema Moda», conclude Gabbrielli.

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