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Francesco Grillo (economista): «Leader europei di democrazie deboli. La grande contraddizione»

Possono leader politici di democrazie nazionali deboli, rendere più forte un’Europa? È questa la contraddizione più difficile che il dibattito sulla riforma dell’Unione Europea sembra evitare, come spiega Francesco Grillo sul Messaggero.

Solo venerdì scorso avevamo salutato l’incontro a Kiev dei capi di governo dei tre principali Paesi dell’Unione Europea, come lo storico inizio di una rifondazione dell’Unione.

È bastato il fine settimana per ricordarsi che, persino Macron non ha neppure il consenso necessario per formare una maggioranza parlamentare.

È stata un’idea potente sul piano dei simboli, quella di ritrovarsi a discutere su come “rifondare” l’Europa viaggiando verso le macerie di un Paese che paga la sua voglia di farne parte.

E, tuttavia, l’idea di una rifondazione deve fare i conti con due importanti problemi. Il primo è che esiste una contraddizione tra l’idea di allargare l’Europa e quella di renderla, finalmente, più coesa.

È proprio dai Paesi di adesione più recente, proprio da quelli che con l’Ucraina confinano (Polonia, Ungheria) che arrivano i problemi più difficili da risolvere per un’Europa che è costretta a faticosi negoziati.

La seconda debolezza è quella di affidarsi a leadership che, persino nei Paesi più grandi, appaiono transitorie.

Quale allora la soluzione? L’idea – spiega Grillo – che, prima o poi, finirà con l’emergere, è di aprire gli stessi trattati all’ipotesi che all’interno dell’Unione Europea, diventi fisiologico che pezzi dell’Unione, gruppi di Stati formino tra di loro integrazioni molto più rafforzate e stabili decidendo di rinunciare a pezzi di sovranità.

Tali integrazioni sarebbero concepite per specifici scopi (ad esempio, quello di uscire dalla dipendenza dalle forniture di gas da parte della Russia entro una certa data) e durerebbero il tempo necessario a conseguire quell’obiettivo.

Dimitri Medvedev ha, qualche giorno fa, beffardamente sfidato l’Unione alludendo ad un suo possibile scioglimento, prima ancora che l’Ucraina ne possa far parte.

A quella sfida arrogante si risponde, riconoscendo che gli oligarchi russi ci costringono a fare i conti con quelle che sono nostre antiche contraddizioni.

Per riuscirvi – conclude Grillo – servono i simboli ma non bastano tre leader che si trovano in treno ad osservare gli effetti della barbarie.

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