Le sanzioni alla Russia si ripercuoteranno anche sull’economia europea. Lo sostiene Jean-Paul Fitoussi, economista, docente emerito all’Istituto di studi politici di Parigi e all’Università Luiss Guido Carli di Roma. «L’Europa va in ordine sparso. La Germania ha già annunciato che non avrebbe imposto l’embargo sul gas russo. Se facciamo come se niente fosse e se prevarrà l’interesse nazionale piuttosto che quello generale allora il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin rischia di giocare sul velluto».
«L’Europa» sottolinea l’economista «è dipendente del gas russo. L’Italia lo è. La Germania ancora di più. Certo ci sono altri possibili fornitori come l’Algeria o come gli Stati Uniti con il shale gas e quindi non si arriverà a una penuria totale ma rischiamo comunque una transizione difficile da superare. I Governi quando hanno deciso il loro mix energetico non sono stati capaci di anticipare i problemi gravi che questo avrebbe potuto creare. Oggi l’Europa è nelle mani dei produttori di gas, la Russia e l’Algeria in primis».
Le conseguenze delle sanzioni
Putin, rileva Fitoussi, «ha previsto tutte le sanzioni che avrebbero potuto essere messe in campo. Ricordo che sono 30 anni che imponiamo delle sanzioni all’Iran e che non l’abbiamo “uccisa”. E con un paese potente come la Russia, con una dittatura che se ne frega delle conseguenze in termini di vite umane, come lo abbiamo visto in Siria, il quadro è ancora più difficile. Non sono le sanzioni che impediranno a Putin di muoversi. L’unico effetto che potrebbero avere le sanzioni potrebbero essere indiretto: alcuni oligarchi, con i conti bloccati, potrebbero decidere di averne abbastanza di Putin e di rovesciarlo ma è una probabilità molto bassa visto che in Russia la repressione è sempre stata molto forte».
In questo contesto, sottolinea Fitoussi, «aumenteranno maggiormente le disuguaglianze. Un aumento del 10% del petrolio avrà ripercussioni pesanti su una parte della popolazione come i gilet gialli mentre per il 10% dei più ricchi avrà un effetto trascurabile. Anche per quanto riguarda gli altri consumi gli effetti saranno diversi tra le diverse categorie della popolazione, tra quelli più poveri e quelli più ricchi. Paniere di consumi diversi, tassi di inflazione diversi». In pratica, aggiunge, «crollerà il potere d’acquisto della maggioranza della popolazione».
Rischio inflazione
Insomma, osserva l’economista, «rischiamo di aver un’inflazione forte e poi un periodo di grave recessione e più la crisi continuerà peggio sarà». E tutto questo in una situazione di fragilità. «Abbiamo perso due anni di crescita. Nel 2021 abbiamo recuperato quello che avevamo perso nel 2020 con la pandemia. Niente di più. Siamo ancora fragili e non abbiamo ancora avviato i piani di rilanci», sottolinea Fitoussi.
«L’aumento dei prezzi dell’energia e degli alimentari colpirà pesantemente l’industria e si estenderà su altri settori. Non abbiamo neanche la speranza che l’inflazione possa essere compensata da un aumento delle retribuzioni dei lavoratori e dei pensionati». Insomma, aggiunge, «avremo un problema di un’inflazione differenziata, di un calo del potere di acquisto e poi una recessione e nel miglior dei casi una stagflazione che però probabilmente non sarà sufficiente per contribuire a una riduzione dei prezzi dell’energia».
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