Federico Iadicicco, presidente Anpit, associazione che rappresenta circa 30 mila aziende in tutta Italia, prevalentemente terziario, ha commentato ai microfoni di Adnkronos il varo del Dl Semplificazioni, che ha iniziato così a gettare le basi per un utilizzo efficiente ed effettivo delle risorse europee per la ripartenza.
«Mi sembra di intravedere nel lavoro del governo Draghi il tentativo di garantire una semplificazione delle procedure assicurando al tempo stesso quella chiarezza necessaria ad una maggiore trasparenza dei meccanismi con cui si farà fronte agli impegni legati all’utilizzo dei fondi del Recovery plan. Anche il tentativo di centralizzare la gestione degli interventi, con cui dare corpo al Pnrr, nelle mani della presidenza del Consiglio dovrebbe funzionare perché il grande problema del Recovery non è tanto dove allochiamo le risorse, ma se riusciremo a spenderle».
«Siamo per questo assolutamente d’accordo con la Cabina di regia così come costruita dal governo, tanto più allargata alle parti sociali. Sono ottimista sulla possibilità del Paese di riuscire a spendere efficientemente i fondi europei perché penso che ci sia ormai una necessità inderogabile di un utilizzo corretto e tempestivo di queste risorse: spenderle male o non spenderle potrebbe significare per noi un punto di non ritorno visto che poi una parte consistente di queste andranno restituite», ragiona Iadicicco.
Un ottimismo legato anche al fatto che, «al di là delle opinioni politiche il presidente Draghi è persona autorevole e credibile e abbiamo fiducia nelle sue capacità». Dallo stesso presidente del Consiglio però ci si aspetta uno sblocco totale dei licenziamenti, secondo il numero uno di Anpit. «Bisognerebbe spostare una parte di risorse dalla Cig Covid alla Naspi perché questo prorogare continuamente uno stop ai licenziamenti non produce una salvaguardia dei posti di lavoro ma finisce solo con il tenere semplicemente e virtualmente le persone aggrappate a posti che probabilmente non ci sono più, impedendo alle aziende di riorganizzarsi e ristrutturare». Un modo per liberare le imprese da questo vincolo e poter riprogrammare i propri piani industriali.
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