Sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia legge nelle elezioni in Sassonia un’ulteriore conferma della crisi politica dell’Occidente europeo, segnata dalla perdita di consenso della sinistra socialdemocratica e dalle difficoltà del centro.
A beneficiare di questa disgregazione sono soprattutto le destre radicali, nazional-sovraniste e populiste, insofferenti verso lo Stato di diritto e spesso filorusse.
Secondo Galli della Loggia, questa destra appare però incapace di confrontarsi con alcune delle principali trasformazioni del presente: dalla diffusione della tecnoscienza e dell’intelligenza artificiale agli effetti del digitale sulla società, dall’oblio della tradizione umanistica e religiosa alle minacce geopolitiche che mettono sotto pressione le democrazie europee.
In questo scenario, l’autore individua nella cultura liberale l’unica delle grandi tradizioni fondative dell’Europa democratica ancora disposta a difenderne apertamente i valori, dalla libertà politica alla dignità umana, assumendo così una posizione “conservatrice” sul piano culturale e opponendosi al politicamente corretto e all’idolatria tecnologica.
Galli della Loggia si sofferma infine sull’Italia, dove la presenza storica di una destra di origine parafascista avrebbe impedito lo sviluppo di formazioni sovraniste-populiste simili a quelle affermatesi in altri Paesi europei.
Dopo oltre ottant’anni di presenza nelle istituzioni, questa destra si è trasformata in senso nazional-conservatore, creando una sintonia con una parte della cultura liberale, oggi orientata a difendere alcuni tratti della modernità occidentale di fronte alle spinte che mirano a superarli.








