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Euro digitale: costi e commissioni dei pagamenti, i criteri per i tetti | L’analisi di Bankitalia

Sulle commissioni dei pagamenti con il futuro euro digitale, i singoli prestatori di servizi di pagamento non devono essere in grado di incidere in misura significativa sul parametro di riferimento per determinare il tetto delle stesse commissioni, o si rischiano “adeguamenti strategici dei prezzi e delle condizioni contrattuali”; inoltre tutti i soggetti interessati dovrebbero essere in grado di verificare che la regola sia stata rispettata con costi nulli o contenuti.

Sono due elementi chiave individuati in una analisi, intitolata “Modelli di determinazione dei limiti alle commissioni per gli strumenti di pagamento: una prospettiva di policy”, pubblicata nell’ottantottesimo numero della collana “Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento” della Banca d’Italia.

La pubblicazione, solo in inglese, individua appunto questi due criteri necessari affinché i modelli di tetto alle commissioni applicabili agli strumenti di pagamento digitali risultino al contempo coerenti con gli incentivi economici degli operatori ed efficacemente applicabili.

“In primo luogo – recita la sintesi – i singoli prestatori di servizi di pagamento non dovrebbero essere in grado di incidere in misura significativa sul parametro di riferimento utilizzato ai fini della determinazione del tetto commissionale; in caso contrario, la regola potrebbe indurre adeguamenti strategici dei prezzi e delle condizioni contrattuali che determinano il benchmark di riferimento stesso”.

“In secondo luogo, i soggetti interessati dovrebbero essere in grado di verificare che la regola sia stata rispettata con costi nulli o contenuti.

Ad esempio, un esercente dovrebbe essere in grado di accertare agevolmente se una determinata merchant service charge sia conforme al benchmark applicabile.

Ciò contribuirebbe a ridurre gli oneri di compliance e a limitare il ricorso a procedimenti di verifica – prosegue lo studio – contenzioso e enforcement potenzialmente onerosi”.

Sulla base di questi criteri, lo studio analizza le due principali proposte per il modello di compensazione dell’euro digitale: “un limite specifico per il singolo esercente e un benchmark basato sulla media delle commissioni applicate ai mezzi di pagamento comparabili nell’area dell’euro.

L’analisi – si legge – suggerisce che i modelli basati su informazioni contrattuali individuali difficilmente sarebbero in grado di soddisfare i due criteri, mentre i benchmark uniformi di mercato mostrano una maggiore conformità a entrambi”.

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