Serve uno sforzo comune, in Italia e in Ue, altrimenti “perderemo la nostra industria.”
Dal palco della Nuvola di Roma il presidente di Confindustria Emanuele Orsini punta a ripetizione il dito contro un’Europa e un’Italia che per troppo tempo si sono accontentate ma “il tempo della verità è arrivato.”
Perché nel nostro Paese tornare al 2% di crescita è possibile ma serve “un grande atto di responsabilità di tutta la politica, che non deve diventare terreno di scontro ma piattaforma di dialogo.
Vi chiediamo di lavorarci insieme,” insiste Orsini guadagnando il più caloroso della trentina di applausi che scandiscono il suo discorso.
Un lavoro che deve partire dal nucleare su cui “ci auguriamo che tutti i partiti sostengano l’avvio più veloce possibile della sperimentazione.”
Energia è il mantra in casa come fuori, perché tutta l’industria di base europea “è sotto pressione per il costante aumento dei prezzi della produzione” e senza di essa “crolla l’intera economia europea.”
Serve un mercato unico, così come quello dei capitali, e ancora “un debito comune” perché “per la competitività europea servono 1.200 miliardi di euro l’anno” che “non possono arrivare né dai limitati margini dei bilanci nazionali né dal bilancio comune.
Gli attuali 280 miliardi l’anno, da dividere tra 27 Paesi, non risolvono il problema.
Il debito comune che chiediamo occorre per finanziare investimenti strategici.
E solo così potremo affrontare la posizione dominante della Cina” che sta “colonizzando i nostri mercati.”
Stoccata anche sull’Ets che “va sospeso perché sappiamo che i tempi europei per una revisione efficace sono troppo lunghi.”
A Bruxelles Orsini imputa anche una burocrazia “lunare” che va fermata a favore di “una governance molto diversa da quella attuale, con tempi e procedure snelle ed efficaci.
Purtroppo, costruire un’Europa veramente federale richiede tempi lunghissimi.
Dobbiamo procedere sulla via che i Trattati consentono, quella della cooperazione rafforzata.”
In sala ci sono il presidente Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni, accolti dall’inno d’Italia eseguito da 8 cantanti del Teatro dell’Opera di Roma, diversi ministri tra cui il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti, delle Imprese Adolfo Urso, dell’Ambiente Gilberto Pichetto.
Orsini non è mai particolarmente duro con il governo – e il discorso di Meloni viene ampiamente apprezzato dalla platea – ma non manca di sottolineare i tanti ritardi italiani, a partire da quelli sull’energia il cui prezzo per le imprese “è ormai una vera e propria minaccia esistenziale.
Diamo atto al Governo di aver impostato una politica di maggior equilibrio” ma “dobbiamo riportare l’energia nella competenza exclusività dello Stato.”
Energia che servirà anche per l’Ai che “raddoppierà il fabbisogno per cui si deve potenziare la rete elettrica e velocizzare gli allacciamenti” e che va “estesa a tutta la filiera della manifattura, partendo da un progetto di formazione da iniziare nel ciclo delle superiori di secondo grado, per tutti i giovani.”
Le altre leve individuate per lo sviluppo del Paese sono crescita dimensionale delle PMI; contratti di sviluppo e innovazione; semplificazioni e riforma della 231; risorse adeguate agli obiettivi.
Non meno importante il tema del lavoro: la questione salariale “resta aperta” e “noi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla.”
Intanto Orsini si dice “orgoglioso” del lavoro comune avviato con i sindacati sui contratti che “continua su molti altri punti,” a partire dalla sicurezza.
E infine “una proposta al Governo e alle parti sociali” per analizzare insieme le tax expenditures, i circa 625 sgravi fiscali che tutti insieme valgono 105 miliardi: “identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito, un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola.”








