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Ecco la riforma che serve ai 27 dell’UE | L’analisi di Angelo De Mattia

Sul Messaggero Angelo De Mattia indica la riforma che serve ai 27 dell’Ue.

“Di fronte allo shock energetico causato dalla chiusura dello stretto di Hormuz – scrive De Mattia“sarebbe fondamentale oggi un vero “piano straordinario economico e sociale per l’Europa” fondato sull’impiego di strumenti comuni e responsabilità comuni, a cominciare da specifiche forme di debito.

A ben vedere, tenuto conto di tutta la straordinaria evoluzione nel frattempo intervenuta, i Paesi europei e, in particolare l’Italia, fecero molto di più in occasione dello shock petrolifero del 1973, in proporzione, di quanto (non) fa oggi l’Unione con l’esercizio di poteri, un tempo nazionali, ora europei.

Poi, magari, si pretende che la Bce non turbi il quieto vivere e non aumenti, in questa situazione, i tassi di riferimento: esigenza giustissima, ma non può essere la Bce a svolgere una funzione di surroga e, dal lato, della politica economica restare sul «nonsipuotismo».

Allora è da qui che emerge la necessità di cambiare linea, queste essendo le carte e con queste dovendosi per ora giocare, come diceva Donato Menichella, il Governatore della Banca d’Italia della rinascita post-bellica.

Poi, vi è l’esigenza, con i suoi tempi, di proporre i necessari mutamenti istituzionali: il superamento del diritto di veto, la configurazione della Commissione alla stregua di un Governo, un Parlamento che abbia il potere di proporre e approvare le leggi e dare e revocare la fiducia alla Commissione, una riduzione delle attribuzioni del Consiglio, una valorizzazione del principio di sussidiarietà in base al quale ciò che può essere fatto a livello inferiore non va accentrato.

È in questo quadro, mentre si assiste a una risistemazione dei poteri a livello globale (Roberto Napoletano) che si rende possibile trarre le conseguenze del venir meno di un giudizio positivo, per non dire della fiducia, nei confronti di un organo esecutivo qual è la Commissione.

‘Vaste programme’? Certo, ma ineludibile, se si vogliono partecipazione e controllo democratici nella loro pienezza”.

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