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Dopo il cinema il teatro: i timori per i tagli ai fondi per gli spettacoli | Lo scenario

La scure del governo che, per tagliare le accise dei carburanti, ha previsto tagli di circa 26 milioni di euro al ministero della Cultura è il nuovo campanello di allarme per i teatri italiani e per tutte le rassegne di spettacolo dal vivo che animano l’offerta culturale in Italia.

Ma a via del Collegio Romano la parola d’ordine in questi giorni è calma e sangue freddo.

La parola chiave, invece, è “rimodulazione” delle risorse.

Dopo la lettera appello di Francesco Maria Perrotta, presidente di Italia-Festival, l’associazione dell’Agis che raggruppa molte delle realtà più importanti del comparto, Alessandro Giuli è al lavoro per cercare di individuare i capitoli di spesa non utilizzati e provare a minimizzare l’impatto del nuovo taglio che dopo il cinema va a colpire un comparto da sempre coadiuvato da aiuti pubblici.

Sabato il ministro ha rassicurato il presidente dell’Agis, l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, Francesco Giambrone garantendo, ha riferito l’attuale sovrintendente dell’Opera di Roma, che “non vi saranno criticità né rischi per il settore dello spettacolo in quanto il ministero sta ponendo in essere tutti gli strumenti a disposizione affinché il taglio non determini conseguenze sul mondo dello spettacolo, un comparto nei confronti del quale il ministro ha confermato la massima attenzione”.

Insomma il Mic ha garantito la volontà di mettere in atto politiche di salvaguardia del comparto e Giuli ha confermato che è in corso un lavoro complesso e delicato per proteggere il settore.

Un primo risultato lo avrebbe avuto con la registrazione in Corte dei Conti, lo scorso 9 aprile, del decreto ministeriale sul riparto delle risorse del Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo sui capitoli di bilancio 2026.

Il Fondo, che non ha subito riduzioni nell’anno in corso, si attesta a poco meno di 500 milioni di euro.

In questo modo sarà attivata una variazione compensativa per consentire, al più presto, il pagamento delle anticipazioni economiche 2026 agli organismi beneficiari.

Nella lettera scritta a Giuli, Perrotta lamentava infatti i tagli che si erano susseguiti nel tempo: quelli del passato (“non sappiamo se verranno più recuperati”), del presente (“hanno continuato a tagliare, per di più a festival già iniziati o in procinto di”) e i timori per il futuro (“si continuerà su questa strada?”).

Per il nodo accise, invece, il ministro ha rassicurato sulla volontà di adottare misure affinché i tagli non gravino sugli altri capitoli di spesa destinati allo spettacolo dal vivo, garantendo così la piena tutela del comparto.

L’allarme scattato riguarda soprattutto i cosiddetti Festival musicali di prestigio: Festival dei Due Mondi a Spoleto, Umbria Jazz, Ravenna Festival, Festival Puccini, Festival Verdi, Romaeuropa, il Rossini Opera Festival.

Le indiscrezioni parlavano di una riduzione dei contributi a ognuna di queste rassegne di circa 120-130mila euro.

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