Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Dombrovskis tende la mano all’Italia: Giorgetti accelera sugli aiuti per l’energia | Lo scenario

La linea diretta Roma-Bruxelles resta aperta. E soprattutto, per la prima volta da giorni, dalle parole del commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, filtra qualcosa di più di una semplice cortesia diplomatica.

“Sì, ovviamente ne abbiamo discusso. Stiamo esaminando la questione”, ha detto al termine del bilaterale con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, riferendosi alla lettera inviata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen per chiedere che la clausola di salvaguardia prevista per la difesa venga allargata anche all’emergenza energia.

Detto più semplicemente: la porta non è chiusa. Anzi. Bruxelles prende tempo, studia il dossier e soprattutto cerca una formula che consenta di aiutare i governi senza dare l’impressione di aver già archiviato il nuovo Patto di stabilità, entrato in vigore da pochi mesi dopo una trattativa estenuante e molto segnata dalla rigidità tedesca.

Ed è qui che si inserisce la cautela di Giorgetti.

“Non c’è soltanto la deroga, ci sono tante vie per arrivare al risultato, le stiamo esplorando tutte”, ha spiegato il ministro al termine del G7 Finanze di Parigi.

Un modo per dire che il governo italiano non vuole intestarsi una battaglia ideologica contro le nuove regole europee, ma ottenere spazio fiscale per affrontare l’impennata dei costi energetici provocata dalla crisi in Medio Oriente.

Il problema è che il nuovo Patto, nato dalla riforma approvata alla fine del 2023, lascia margini stretti e fortemente condizionati dal via libera politico della Commissione e del Consiglio.

La clausola nazionale prevista consente infatti deviazioni temporanee dal percorso di rientro della spesa soltanto in presenza di “circostanze eccezionali” fuori dal controllo degli Stati. Ma non basta invocarla: serve l’ok di Bruxelles e una maggioranza qualificata tra i governi europei.

La stessa clausola è già stata usata per il piano ReArm Europe, che ha consentito finora a 17 Paesi di aumentare la spesa militare fino all’1,5% del Pil per quattro anni.

Adesso Roma tenta di allargare quel meccanismo all’energia, sostenendo che lo shock sui prezzi provocato dalla guerra rappresenti un’emergenza economica analoga.

Il commissario all’economia Dombrovskis mette le mani avanti.

“Le misure devono essere temporanee e mirate”, avverte il commissario, spiegando che sostenere troppo la domanda rischia di mantenere alti i prezzi dell’energia “spendendo molto denaro senza ottenere grandi benefici”.

Ma subito dopo aggiunge che la Commissione sta “valutando” la richiesta italiana. E tanto basta, a Palazzo Chigi e al Tesoro, per considerare aperto uno spiraglio.

Anche perché i tempi stringono. Giorgetti ha annunciato che venerdì sera il Consiglio dei ministri varerà un nuovo pacchetto di misure contro il caro energia.

Dentro dovrebbero entrare interventi per autotrasporto, trasporto pubblico locale e comparti maggiormente colpiti dall’aumento del petrolio. Sul tavolo c’è anche il rinnovo dello sconto sulle accise.

“Credo che si andrà in questa direzione, stiamo lavorando sulle coperture finanziarie, cosa che non è mai semplice in assenza di deroghe al Patto”, ha ammesso il ministro.

E proprio mentre il governo chiede più flessibilità all’Europa, nella maggioranza esplode il piccolo giallo politico sulla spesa per la difesa.

Al Senato il centrodestra ha approvato una mozione sulla sicurezza energetica, ma il testo è cambiato nel corso della giornata.

Nella prima versione compariva un passaggio molto netto contro l’obiettivo Nato del 5% del Pil destinato alla difesa. Il documento impegnava il governo a puntare piuttosto su una soglia del 2%, includendo nel conteggio anche investimenti energetici e infrastrutture strategiche.

Poi però, nel testo finale depositato in Aula, quei riferimenti sono spariti.

Un dietrofront che ha fatto parlare di pressing diplomatici e di tensioni nella maggioranza, con il governo deciso a evitare incidenti proprio mentre tratta con Bruxelles nuovi margini di flessibilità sui conti pubblici.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.