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Dario Di Vico (Corriere della Sera): «La crisi del lavoro potrebbe compromettere la ripresa»

La crisi dell’occupazione, «il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro», potrebbe «compromettere il buon andamento della ripresa economica in atto». Questo quanto sostiene Dario Di Vico, che scrive: «Come se gli imprenditori del Nord che lamentavano il cosiddetto shortage di manodopera lo facessero in nome di un’astratta battaglia culturale contro il reddito di cittadinanza. Non è così».

Eppure, «in virtù di questi equivoci si è creata una divisione artificiosa che può essere sintetizzata in questo modo: è di sinistra opporsi ai licenziamenti e reclamare il salario minimo, è di destra invece sottolineare che le imprese non trovano le persone che vogliono assumere», annota l’editorialista sul Corriere della Sera, secondo cui «i saldi dell’occupazione sono la somma algebrica di ingressi e uscite e stavolta davvero uno vale uno» perciò «le figure professionali che non si trovano sono svariate e vanno secondo le indagini di cui sopra dai fonditori, saldatori, lattonieri, calderai ai tecnici informatici e della logistica fino ai fisici e ai chimici e, dulcis in fundo , agli ingegneri».

Quindi, per Di Vico, «si deve partire dai fabbisogni delle aziende e dalla descrizione delle figure professionali necessarie», ovvero «tocca alle agenzie territoriali e ai Centri per l’impiego muoversi. È necessario selezionare un gruppo di candidati e costruire intorno a loro un programma di formazione per metterli in grado di entrare in azienda» e per questo obiettivo «serve poco tempo per costruire un modulo formativo e a quel punto rientrano in gioco le imprese che pescano in queste scuole e si impegnano a dare la formazione specializzata dell’ultimo miglio», conclude l’editorialista di via Solferino.

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