L’industria italiana sta attraversando un momento di calo della produzione industriale «superiore alle attese più sfavorevoli». Lo sostiene l’economista Sergio De Nardis. «Essa ha accentuato la flessione che si era già manifestata a dicembre. L’indebolimento dell’industria italiana tra fine 2021 e inizio 2022 appare in controtendenza rispetto ai contemporanei robusti andamenti di Germania e Francia e più marcato del calo spagnolo».
«Incidono su queste evoluzioni così differenziate da un lato il succedersi diversificato tra paesi dei picchi di pandemia, dall’altro una probabile maggiore reattività del nostro apparato industriale agli shock negativi d’offerta (energia e prodotti intermedi) avviatisi sin dallo scorso anno: questi riguardano anche le altre economie, solo che da noi si manifestano più rapidamente» scrive De Nardis sul magazine digitale Inpiù.net.
Lo shock della guerra
«Il brutto dato di gennaio non può che danneggiare il Pil di inizio anno e, quindi, il risultato dell’intero 2022 su cui si è abbattuto lo shock della guerra. Prima dell’invasione dell’Ucraina, le attese erano per un rimbalzo dell’economia già nel corso del primo trimestre a seguito dell’allentamento delle misure Covid».
«Gli indicatori anticipatori sembravano in effetti confortare queste aspettative, evidenziando miglioramenti soprattutto sul lato dei servizi. Con lo scoppio del conflitto in Ucraina e l’immediato espletarsi delle conseguenze (impennata delle materie prime, frenata degli scambi, caduta di fiducia) la prospettiva si deteriora sin da marzo».
Un terzo trimestre debole
«Ne consegue che il primo trimestre del Pil, pur “formato” per 2/3 da andamenti prebellici, risulterà ben più debole di quanto si attendevano i previsori. Gli sviluppi successivi sono evidentemente avvolti da una nube nera nella quale i previsori non possono che azzardare valutazioni. Il consenso sembra convergere per una correzione all’ingiù di 0,5-1 punto per la crescita 2022, ma l’incertezza è amplissima. Una notazione, infine, proprio per chi è chiamato a fare previsioni».
Il Pil italiano anticipatore delle recessioni globali
«Nelle ultime tre recessioni (finanziaria, debito, Covid), l’Italia ha sempre anticipato di 1-2 trimestri flessioni che poi avrebbero riguardato anche gli altri paesi, apparentemente prima ancora che si manifestassero le cause specifiche di quelle cadute. Potrebbe avvenire anche questa volta se il Pil italiano si contraesse nel primo trimestre, prima cioè della “causa guerra”. La domanda è se ciò sia casuale o se piuttosto vi sia qualcosa che rende il Pil italiano un indicatore anticipatore di recessioni globali (ma, purtroppo, non di riprese)».
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