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Sergio De Nardis (economista): «Con la guerra, l’inflazione e il caro gas rischiamo shock economico e recessione»

Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha modificato le previsioni di crescita anche in Italia, per quanto è ancora difficile capire in che misura. A evidenziarlo è l’economista Sergio De Nardis. «Prima della guerra in Ucraina gli scenari di previsione scontavano una crescita del 4% quest’anno e di circa il 2,5% nel 2023 sia nell’area euro che in Italia», dice. «I canali attraverso cui il conflitto incide sulle economie europee sono molteplici: energia, scambi, finanza, fiducia, profughi. E su ciascuno di essi influiscono la durata della crisi, l’esito, gli eventuali effetti di ritorno delle sanzioni. Sono state avanzate dagli analisti prime stime che indicano un abbassamento della crescita dell’area euro nel 2022 in una forchetta di 0,3-1 punto, a seconda della piega degli eventi».

«A causa della maggiore esposizione al gas russo, la revisione all’ingiù per l’Italia (e la Germania) sarebbe maggiore, pur se non di molto. Applicando tali correzioni allo scenario prebellico la crescita si riduce al 3,7-3% quest’anno; si avrebbe poi una scrematura anche nel 2023. Queste stime implicano che il conflitto impatti essenzialmente nel II trimestre, con un azzeramento, nella peggiore delle ipotesi, del rimbalzo post-Covid atteso in tale periodo. Occorre, inoltre, tenere conto che le valutazioni preliminari sono a politiche invariate. È, però, probabile che lo scenario di crisi apra rinnovati spazi a politiche fiscali di sostegno a favore di famiglie e imprese e porti la Bce a ritardare la ritirata dello stimolo monetario e, in particolare, il rialzo dei tassi verso cui stava progressivamente orientandosi», scrive sul magazine online inPiù.net.

Crisi del gas e sanzioni

«Ma potrebbe andare peggio. Finora la frenata della spesa delle famiglie a fronte dell’erosione di potere d’acquisto è stata contenuta dalla possibilità di attingere ai risparmi in eccesso accantonati negli ultimi due anni. Questi consentono di smussare la dinamica dei consumi nell’attesa che i rincari siano di breve durata. Con la guerra la prospettiva muta. I risparmi non sono più così sicuri risentendo della volatilità dei mercati, mentre le aspettative si spostano su prezzi alti per un più lungo periodo. Lo stop ai consumi potrebbe essere quindi più brusco. Il quadro peggiorerebbe ulteriormente se la crisi energetica si estendesse alla fornitura di gas per contraccolpi delle sanzioni o altre decisioni. Si avrebbe in tal caso uno shock di offerta simile a quello petrolifero dei primi anni 70, con impatti recessivi più forti in Germania e Italia».

«Le politiche europee potrebbero intervenire in misura maggiore e in proporzione dei danni subiti dai paesi – ad esempio con una nuova facility che non gravasse sul debito – ma non potrebbero fornire il gas che viene a mancare. Questo andrebbe sostituito con forniture alternative e altre fonti. La compensazione sarebbe però parziale. Si avrebbero al contempo danni ambientali da tenere in conto. Grazie al trascinamento ereditato dal 2021, un calo del Pil per uno-due trimestri non si vedrebbe nel dato medio annuo. Cionondimeno la recessione ci sarebbe (la quarta in 15 anni per l’Italia) e limiterebbe le possibilità di crescita del 2023. A ben vedere, quindi, la forchetta degli scenari è ampia e il peso di probabilità da attribuire a ciascuno di essi varia di giorno in giorno».  

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