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Danilo Taino (Corriere della Sera): «La lentezza e i tormenti dell’Europa»

“Il blocco ci sarà ma entro fine anno, quando la guerra sarà probabilmente finita. Nonostante il via libera di stanotte, a Kiev e in alcune capitali europee il timore è che la determinazione di certi governi a sostenere l’Ucraina sia in recessione”.

Così Danilo Taino sul Corriere della Sera parlando della “lentezza e dei tormenti dell’Europa”: “L’invasione lanciata da Putin – osserva l’editorialista – è entrata in una fase decisiva che potrebbe determinare gli esiti della guerra.

Il Cremlino spinge per ottenere successi, per conquistare porzioni di Ucraina (che spesso ha devastato) e per verificare fino a dove può arrivare prima di proporre un cessate il fuoco che potrebbe nominalmente chiamare vittoria.

Di fronte all’evolvere delle operazioni militari, i movimenti lenti delle diplomazie e della politica europee sono palesemente fuori tempo.

Per evitare una vittoria del Cremlino, occorre, oltre alla resistenza degli ucraini, che la Russia esaurisca materiale bellico e denaro: questo è il senso delle sanzioni sul petrolio (e, in prospettiva ancora più difficile da raggiungere, sul gas).

Il fatto che arrivino lentamente – spiega Taino – alza una serie di interrogativi e indebolisce il fronte che non vuole vedere l’esercito di Putin tornare a casa con un pezzo di Ucraina, premio per l’aggressione. Il guaio è che, alla radice delle lentezze, tra i 27 ci sono differenze di valutazione di portata strategica.

Riassumendole, c’è chi ritiene in cuor suo che i recenti (limitati) successi russi indichino che l’Ucraina non potrà resistere a lungo e che dunque sanzioni tese a indebolire la Russia siano futili, forse più dannose per l’Europa che per Mosca.

Analisi alla quale si contrappone quella di chi è convinto che proprio per la fase delicata dei combattimenti si debbano imporre costi sempre più alti agli aggressori con l’obiettivo di frenarne l’avanzata e possibilmente rovesciarla.

Differenze nell’approccio a Putin che prendono la forma delle divisioni nette. Le sanzioni sono insufficienti e ogni giorno nelle casse di Mosca entra un miliardo di dollari dalle vendite di energia all’Europa. Kiev dice che di armi ne arrivano poche.

E la promessa fatta da von der Leyen a Zelensky di apertura del processo di adesione dell’Ucraina alla Ue è ora caricata di distinguo in Germania e in Francia.

Sì, «non ci siamo ancora»: occorre una presa d’atto dell’urgenza della situazione. Anche per evitare che una vittoria di Putin – conclude – trasformi le divisioni di oggi nella Ue in conflitti politici domani”.

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