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La ministra Dadone: «smart-working non è una vacanza, Ichino poco rispettoso»

Una dichiarazione che ha fatto discutere quella di Pietro Ichino, giuslavorista ed ex parlamentare che, parlando dello smart working per i dipendenti pubblici, ha detto che “nella maggior parte dei casi è stata una vacanza pressoché totale, retribuita al 100%”. Non si è fatta attendere la replica della ministra della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone. “Il rispetto non si insegna. La pubblica amministrazione non ha mai chiuso, ha sempre garantito i servizi essenziali ed è andata anche oltre col lavoro di medici e forze dell’ordine. Ma non solo. Sono orgogliosa dell’impegno di oltre 3 milioni di dipendenti pubblici: lo dico a chi fa finta di non vedere solo perché la critica fa più notizia. Quanto alle persone in smart working – ha detto intervistata dal Corriere della Sera – abbiamo avuto punte del 90% nelle amministrazioni centrali, oltre il 70% nelle Regioni. Lo smart working aumenta la produttività, lo dimostrano diversi studi. I dati che abbiamo raccolto e l’assenza di problematiche rilevanti, nonostante l’organizzazione repentina, lo confermano. Non ho mai fatto annunci sulle tempistiche e non mi piace spendere energie nella politica dei “se”. Abbiamo accompagnato le P.A. sia nella riorganizzazione pratica dei lavori sia nello scaglionamento dei rientri e nella stessa maniera stiamo strutturando la modalità di lavoro agile a regime”.

“Lavorare smart – ha continuato – significa guardare il corpus del lavoro, il progetto e gli obiettivi, e non soltanto le singole scadenze. Tuttavia, il lavoro flessibile di tantissime amministrazioni, così diverse tra loro, non può essere standardizzato in maniera univoca. Noi chiediamo almeno di triplicare le percentuali pre crisi, ma enucleando anche le attività eseguibili in modalità agile. Starà alle singole P.A. questa riorganizzazione, ma non va vista come un ammortizzatore sociale, quanto come una impostazione aziendale improntata alla soddisfazione del cittadino”.

“Lo smart working è proprio questo – ha concluso la Dadone – il lavoro focalizzato su obiettivi. Presuppone un cambio di passo e chiede ai dipendenti, ma soprattutto ai dirigenti, grandi capacità di organizzazione. Non è più facile, non sono vacanze. Se abbiamo avuto gli stessi risultati rispetto al lavoro in ufficio, significa che il dirigente ha capito esattamente di che cosa ci fosse bisogno e il funzionario si è messo in gioco nonostante non avesse un confronto diretto con i colleghi. Lo smart working è più difficile del lavoro in ufficio, perché non tutti hanno questa flessibilità di pensiero e serve una formazione continua”.

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