Situazione difficile e annosa quella degli aiuti ai Paesi Europei colpiti dalla pandemia. Sulla proposta di Recovery Fund La presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, ormai non si espone neppure più e si affida al suo portavoce Eric Mamer. “La data per l’adozione della nostra proposta sul Recovery Fund e l’Mff 2021-27 non è stata ancora fissata. Mi scuso se suono come un disco rotto, ma la presidente Ursula von der Leyen ha indicato la seconda o la terza settimana di maggio, a seconda dei progressi fatti. Siamo ancora in quella tempistica. Torneremo su questo non appena avremo novità”.
Il Recovery Fund è legato a doppio filo all’Mff 2021-27 (ovvero il Quadro finanziario pluriennale dell’Ue). Ma si viaggia ancora sulle ipotesi. Quella più accreditata è che quella che dovrebbe avere una “potenza di fuoco” di mille miliardi. E questa è la linea anche del commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni che, intervistato da La Stampa, ha dichiarato che occorre “un recovery fund da almeno mille miliardi con fondi già dai prossimi mesi”. Gentiloni ha poi sollecitato un nuovo strumento per consentire, attraverso l’uso dei fondi Ue, investimenti privati per sostenere le aziende in difficoltà. Il commissario ha spiegato che “quella attuale è una recessione dal carattere disomogeneo e sarà tale anche la ripresa. Ed è questa disparità che è una minaccia esistenziale alle fondamenta dell’Unione”. Sul Mes Gentiloni ha ammesso che una richiesta di gruppo potrebbe essere un buon segnale.
COME FUNZIONA IL RECOVERY FUND
Per raccogliere I 1000 miliardi l’esecutivo Ue dovrà andare sul mercato, emettendo obbligazioni, seguendo lo stesso schema che verrà utilizzato per il programma Sure. La Commissione non può indebitarsi per finanziare il suo bilancio, ma, sulla base dell’articolo 122 del Tfue, può indebitarsi per concedere prestiti agli Stati membri. In pratica, la Commissione emette obbligazioni sul mercato, con garanzie (nel caso di Sure 25 mld forniti dagli Stati, per 100 mld di bond): nel caso del Recovery Fund, che dovrebbe avere una potenza di fuoco maggiore di dieci volte, le garanzie dovrebbero arrivare dal margine, il cosiddetto headroom, cioè dalla differenza tra impegni, le spese che sono giuridicamente autorizzate, e i pagamenti, quelle che sono effettivamente effettuate. L’headroom verrebbe fortemente aumentato, portandolo intorno allo 0,8% del Reddito Nazionale Lordo Ue, probabilmente per i primi anni del settennato 2021-27: Ursula von der Leyen, Valdis Dombrovskis e Paolo Gentiloni hanno sempre insistito su uno strumento “frontloaded”, aggettivo che in italiano può essere tradotto con “ad avancarica”, o meglio ancora, “a trazione anteriore”.
LA PROPOSTA FRANCESE
La proposta della Francia parla di un Recovery Fund di 300 mld di euro per ogni anno dal 2021 al 2023, quindi per 900 mld complessivi. In pratica, il margine dovrebbe essere più elevato nei primi anni, in modo da consentire alla Commissione di avere ampie garanzie sulle quali fare leva per andare sui mercati a raccogliere capitali, da girare poi agli Stati. Le risorse così raccolte vengono poi girate agli Stati sotto forma di prestiti back-to-back, a lunga scadenza e bassi tassi di interesse: la Commissione, avendo rating molto elevati, può finanziarsi con tassi estremamente bassi anche a lungo termine: in questo modo i Paesi più deboli verrebbero ‘scudati’, almeno in parte, dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, inevitabile considerando l’impennata dei debiti pubblici degli Stati membri. Quello dell’Italia dovrebbe arrivare a sfiorare il 160% del Pil, un livello tale da farne in ogni caso un’osservata speciale, più di quanto non sia oggi.
LA TEMPISTICA
Uno dei problemi è quello dei tempi: essendo legato all’Mff, che inizia nel 2021, il Recovery Fund potrebbe non essere disponibile prima dell’anno prossimo: si rischia cioè di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, perché la recessione sta mordendo già oggi le economie di diversi Paesi. Quelli del Sud, con la Francia, insistono perché le risorse siano disponibili prima, già nel corso del 2020. Il governo italiano ha poi il problema aggiuntivo, difficile da comprendere per uno straniero, delle linee di credito del Mes, che saranno presto disponibili, ma che sono diventate politicamente radioattive e che il Movimento Cinque Stelle considera inadeguate. I tempi per il Recovery Fund rischiano di allungarsi: la vicepresidente della Commissione Vera Jourova ha già detto esplicitamente che la data del primo gennaio 2021 per creare il Recovery Fund è “molto sfidante”. Le linee del Mes, se tutto andrà come previsto, dovrebbero essere disponibili già “a metà maggio”, ha previsto il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno. Il board del Mes si riunisce venerdì prossimo proprio per finalizzarle, dopo l’intesa nell’Eurogruppo di venerdì scorso.
LE GARANZIE
Nel caso del Recovery Fund, il nodo delle garanzie in attesa dell’Mff potrebbe essere sciolto con garanzie nazionali, che potrebbero essere gradualmente sostituite dall’headroom, cioè dal delta tra impegni e pagamenti. Tuttavia, proprio le garanzie nazionali, che richiedono passaggi parlamentari, rischiano di ritardare l’avvio del meccanismo Sure, che era attese per il primo giugno, poiché, malgrado l’impegno politico di tutti i Paesi a renderlo operativo, non tutti i Parlamenti lavorano a pieno ritmo, con la pandemia, e potrebbe essere difficile rispettare la scadenza del primo giugno (le garanzie sono spesa pubblica e, come tali, devono essere approvate dai legislatori, a seconda dei diversi ordinamenti nazionali). Lo stesso Gentiloni aveva detto, giorni fa, che quella del Recovery Fund e dell’Mff è una partita “complessa”. Sarà costituito probabilmente da un mix tra prestiti, sia pure a tassi di favore, e trasferimenti, anche per evitare di far salire troppo debiti pubblici che sono già elevatissimi (quello dell’Italia, secondo le valutazioni della Commissione, bene che vada scenderà al 140% del Pil nel 2030).
Il copresidente del gruppo Verde nell’Europarlamento, Philippe Lamberts, ha detto esplicitamente che l’euro potrebbe non sopravvivere alla crisi, in assenza di robusti correttivi. È probabile che nel pacchetto per la ripresa abbia un ruolo anche il Bicc, il Budgetary Instrument for Convergence and Competitiveness, l’embrione di strumento di bilancio dell’Eurozona approvato nello scorso ottobre a Lussemburgo. Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno ha fatto riferimento più volte al Bicc, che è uno strumento già esistente, ed è quindi una via più agevole da percorrere rispetto a strumenti nuovi (il Recovery Fund non è nuovo, perché usa una base giuridica e modalità operative già adottate al tempo della crisi finanziaria). Il Bicc potrebbe vedere il suo budget parecchio aumentato, rispetto alle previsioni iniziali di un paio di miliardi. Sempre il Commissario Gentiloni confida che il Recovery Fund possa essere varato dal Consiglio Europeo del 17 e 18 giugno, che dovrà trovare anche un accordo sull’Mff. In questo caso i leader europei dovranno essere in grado di riunirsi fisicamente a Bruxelles, perché un negoziato complesso come quello sull’Mff, per il quale serve un’intesa a 27, richiede una serie di bilaterali e conciliaboli impossibili da organizzare on line. Se l’accordo sul Recovery Fund non dovesse arrivare nel Consiglio Europeo di giugno, allora sarà la presidenza tedesca del Consiglio Ue, che inizierà il primo luglio, a dover sbrogliare la matassa.








