Il Think Tank quotidiano dove la classe dirigente si confronta sulla Ripartenza

Carlo Cottarelli (Repubblica): «La Riforma fiscale non è nel Pnrr e ci sono tanti ostacoli. Vi spiego perché»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Il governo Draghi sta discutendo della riforma del fisco, che «non fa parte del Pnrr».

Si occupa di analizzare i vari ostacoli e le problematiche che concernono questo provvedimento l’economista, editorialista e ex-direttore del Fondo Monetario Internazionale, Carlo Cottarelli.

La riforma fiscale, spiega, «non sarà coperta dal cronoprogramma del Piano, con relativa sorveglianza nella sua implementazione da parte delle istituzioni europee. Perché la riforma fiscale non sta nel Pnrr? Il principale motivo è che i fondi europei disponibili per la realizzazione del Pnrr hanno una natura temporanea. I finanziamenti durano solo fino al 2026. Una riforma che punti a ridurre la pressione fiscale richiede invece finanziamenti permanenti. E qui si arriva a un’altra difficoltà: trovare i fondi».

«Inoltre, c’è l’esigenza di ridurre la pressione fiscale, ma c’è anche di eliminare le disparità di trattamento, il che richiederebbe (a meno di voler portare i livelli di tassazione al minimo comun denominatore) un aumento di qualche tassa. E quale partito si vuole prendersi la responsabilità di aumentare una qualsiasi tassa o di eliminare qualsivoglia deduzione o detrazione (ossia i trattamenti a favore di qualche settore o attività)?», spiega su Repubblica.

«Lo stesso discorso vale per la riforma del catasto, di cui si è tornato a parlare e che dovrebbe, logicamente, essere un importante complemento alla riforma fiscale: comporterebbe un calo delle tasse per qualcuno e un aumento per qualcun altro, se si volesse fare a gettito zero. Fra l’altro avrebbe conseguenze per il calcolo dell’Isee, cosa non irrilevante per molti con redditi relativamente bassi».

«Ultima difficoltà: una vera riforma del fisco richiede una visione comune di come si vuole plasmare la società in cui viviamo, soprattutto in termini di come deve essere distribuito il carico fiscale e di quali attività si vuole incentivare o scoraggiare. E come si può riconciliare visioni politiche diametralmente diverse come quelle del centro-sinistra e del centro-destra, entrambi presenti nella coalizione di governo? Sarei sorpreso se si trattasse di una riforma anche solo lontanamente comparabile a quella del 1974, l’ultima grande riforma del fisco. Chissà, forse sarò piacevolmente sorpreso».

Per saperne di più:

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.