Non ci saranno chiusure, il 2022 avremmo recuperato «il livello del reddito che avevamo prima della crisi». Questa la previsione fatta dall’economista, Carlo Cottarelli – già al Fondo monetario internazionale e direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica – rispetto al prossimo futuro dell’Italia.
Cottarelli, durante la presentazione del suo ultimo libro “All’inferno e ritorno” a Taranto, ha continuato sostenendo che da dopo la ripresa arriverà «la parte più difficile perché bisogna fare le riforme, crescere più di quanto facevamo prima del Covid».
«Nel 2019 abbiamo concluso il peggior ventennio della storia economica italiana, quindi bisogna andare oltre”, ha sottolineato Cottarelli. «La speranza è che facendo buoni investimenti e riforme – soffermandosi sui concetti di debito pubblico “buono” e debito pubblico “cattivo” e sul rischio di caricare di troppo debito le future generazioni – riusciamo a far crescere di più il Pil italiano e quindi diviene più facile sostenere un debito elevato se l’economia cresce. Da qui, dirlo è una cosa, farlo è un’altra».
«Il mio libro parla di come rifondare non soltanto l’economia e la società italiana sulla base di principi di dare una opportunità a tutti, uguaglianza di opportunità, tutti devono avere una opportunità nella vita, premio al merito, perché questo è importante. Ma ci vuole anche un certo grado di solidarietà», ha concluso Cottarelli, «perché non possiamo dimenticarci dei risultati. Uguaglianza e punto di partenza è importante però dobbiamo considerare che squilibri troppo forti nei risultati non fanno bene alla società».
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