“Il settore delle costruzioni italiano si muove oggi lungo una linea sottile tra segnali di resilienza e nuove criticità, in un contesto che combina rallentamento ciclico, tensioni sui costi e una fase cruciale di attuazione del Pnrr”.
Lo dichiara, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, Giovanni Pelazzi, presidente di Argenta Soa, società organismo di attestazione che certifica le aziende per la partecipazione alle gare pubbliche, nel presentare la nuova nota congiunturale del Centro studi.
“I dati più recenti dell’Istat — spiega Pelazzi — mostrano un quadro apparentemente stabile ma in realtà più complesso: a febbraio 2026 la produzione nelle costruzioni è cresciuta dello 0,5% su base mensile, ma resta in calo dell’1,1% nel confronto trimestrale, mentre su base annua si osserva una crescita moderata (+1,4% al netto degli effetti di calendario), segnale di una tenuta che però appare meno dinamica rispetto al passato recente.
Allo stesso tempo, i prezzi alla produzione continuano a salire (+0,3% su base mensile e +1,3% su base annua per gli edifici), indicando che la pressione sui costi, legata in particolare a materiali e carburanti, non si è esaurita ma si sta progressivamente trasformando in un fattore strutturale per il settore, con prospettive orientate al rialzo anche per effetto delle tensioni geopolitiche”.
Anche dal lato della domanda emergono segnali divergenti: il comparto residenziale mostra ancora una certa vitalità, con un aumento nel quarto trimestre 2025 sia del numero di abitazioni (+4,5%) sia della superficie (+2,8%), mentre quello non residenziale registra una contrazione significativa (-12,4% congiunturale), confermando come il ciclo edilizio stia entrando in una fase di normalizzazione dopo gli anni di espansione sostenuti dagli incentivi.
“In questo momento il settore si trova in una fase di transizione molto delicata: i dati indicano una tenuta complessiva, ma sotto la superficie si stanno accumulando tensioni che riguardano soprattutto la sostenibilità economica dei cantieri”, osserva Giovanni Pelazzi.
Questa tensione è amplificata da una caratteristica strutturale del comparto italiano: una forte frammentazione produttiva, con una prevalenza di piccole e micro-imprese che hanno minore capacità di assorbire shock di costo e ritardi nei pagamenti. È proprio su questa parte della filiera che si concentrano i segnali più evidenti di vulnerabilità.
Le analisi di Cerved evidenziano che le procedure concorsuali gravi — cioè liquidazioni giudiziali e controllate — sono aumentate del +10,6% rispetto allo stesso periodo del 2024, raggiungendo 10.171 casi complessivi contro 9.196, un dato che fotografa una situazione di crescente difficoltà per il sistema imprenditoriale italiano, soprattutto tra le imprese più giovani. In questo quadro, le costruzioni risultano il comparto più colpito: si registrano 2.109 fallimenti nel 2025 (+22,5% rispetto al 2024), a cui si aggiungono 268 procedure concorsuali (+25,2%), confermando una vulnerabilità superiore alla media degli altri settori.
“Il settore — sottolinea — ha già attraversato una lunga fase di selezione dopo la crisi finanziaria e quella del mercato immobiliare, ma resta caratterizzato da una base imprenditoriale molto diffusa e fragile: nelle fasi di tensione sono queste imprese a subire per prime gli effetti dell’aumento dei costi e della compressione dei margini”.
A rendere più complesso il quadro, è evidenziato nella nota congiunturale del Centro studi di Argenta Soa, contribuisce la dipendenza del sistema produttivo italiano da materie prime e input energetici, in parte provenienti da aree geopoliticamente sensibili come il Golfo. Componenti essenziali per il settore come il bitume, strettamente legato alla raffinazione petrolifera, o metalli come l’alluminio, risultano particolarmente esposti alle dinamiche internazionali dei prezzi e della logistica. Le tensioni in atto tendono quindi a trasmettersi rapidamente ai costi di produzione attraverso il canale energetico e quello dei materiali, con effetti potenzialmente significativi sui cantieri. In questo contesto, le indicazioni che emergono dai mercati sono coerenti nel segnalare un rischio di nuova accelerazione dei prezzi, soprattutto se le criticità sull’offerta dovessero protrarsi.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento: l’esposizione internazionale delle grandi imprese italiane delle costruzioni, in particolare nei mercati del Golfo, che negli ultimi anni hanno rappresentato uno dei principali poli di crescita globale grazie a programmi infrastrutturali e progetti urbani di larga scala. Le tensioni geopolitiche non stanno annullando questa domanda, ma ne stanno modificando il profilo, introducendo maggiore volatilità nei tempi e nei costi.
“Le imprese italiane — osserva Pelazzi — sono oggi fortemente presenti in questi mercati e hanno costruito un posizionamento competitivo molto solido, ma devono confrontarsi con uno scenario più incerto: non è un problema di mancanza di lavori, ma di maggiore variabilità nelle condizioni operative e finanziarie”.
Questa dimensione internazionale, spiega il Centro Studi, si intreccia con la sfida interna del Pnrr, entrato nella sua fase più intensa proprio mentre il contesto si complica. Le evidenze raccolte tra le imprese indicano chiaramente come l’aumento dei costi e la rigidità dei contratti stiano comprimendo i margini e aumentando la pressione finanziaria sui cantieri.
“Il Pnrr — afferma Pelazzi — è una grande opportunità industriale, ma anche un banco di prova per l’intero sistema delle costruzioni, perché mette sotto stress contemporaneamente capacità produttiva, equilibrio finanziario e tempi di realizzazione.
Il rischio, in questo quadro, è che la combinazione tra aumento dei costi, vincoli temporali stringenti e fragilità della filiera renda più complessa la fase esecutiva del Piano”.
Guardando in prospettiva, tuttavia, il quadro offre anche elementi di evoluzione positiva.
“C’è un elemento — sottolinea — che distingue questa fase dalle crisi del passato, ed è il fatto che oggi il settore si presenta con una doppia natura: da un lato una base ancora fragile e frammentata, dall’altro un nucleo di imprese più strutturate, internazionalizzate e capaci di operare su progetti complessi. Questa dualità può rappresentare un rischio, ma anche un’opportunità.
Se le tensioni attuali — auspica — saranno gestite con strumenti adeguati — maggiore flessibilità nei contratti pubblici, meccanismi più efficaci di revisione prezzi e un rafforzamento finanziario della filiera — il settore può uscire da questa fase più solido e più selettivo.
Non si tratta solo di resistere, ma di trasformarsi: meno dipendenza da cicli interni e incentivi, più capacità di competere su scala globale e di gestire la complessità”.








