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Coordinamento Donne Acli: «Servono sgravi fiscali e contributivi alle aziende che assumono madri»

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Le madri lavoratrici italiane sono più penalizzate di tutta Europa. Secondo una classifica stilata da Eurostat emerge che «solo il 57% delle lavoratrici ha figli. Questo primato è reso ancora più triste se si pensa che ai lavoratori uomini accade l’esatto contrario: il 90% di essi è padre». Questo è quanto si legge in una nota del Coordinamento Donne Acli.

«Le difficoltà sono soprattutto delle madri sole e la disparità di genere si allarga maggiormente laddove il livello di istruzione è più basso. Ancora una volta emerge come, in Italia, fare figli penalizza le donne nel lavoro e nella società».

«Ormai è chiaro che il nostro Paese è profondamente immerso in un freddo inverno demografico: fare figli dovrebbe essere una ricchezza sociale, ma finché saranno, invece, fonte di penalizzazione della donna, come potremo convincere i nostri giovani a fare famiglia?»

Secondo le Donne Acli «occorre prevedere sgravi fiscali e contributivi per le aziende per l’assunzione di lavoratrici madri. È necessario che le Istituzioni, con l’ausilio del Terzo Settore, aiutino le imprese nel farsi carico degli aspetti più economicamente gravosi della maternità delle proprie lavoratrici».

«Solo una responsabilità condivisa» conclude la nota «potrà incentivare l’assunzione femminile, sostenendo così la ripresa demografica del Paese e, allo stesso tempo, la realizzazione personale di tante donne che, sappiamo, hanno addirittura titoli di studio superiori ai colleghi maschi, ma non riescono a spenderli sul lavoro».

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