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Contro il caro energia, la Commissione Ue propone misure di corto respiro | L’analisi di Marcello Messori

A differenza delle richieste avanzate dall’Italia e da qualche altro paese dell’Ue, il pacchetto di misure proposto dalla Commissione per contrastare gli aumenti dei prezzi dell’energia e di altre materie prime critiche non evoca la sospensione delle regole fiscali e non prevede cogenti e indiscriminati sostegni ai consumi.

A fronte delle prime conseguenze economiche dell’attacco statunitense all’Iran, esso si limita a raccomandare agli Stati membri di contenere la domanda dei prodotti con più stringenti vincoli di offerta, di tutelare le fasce a più basso reddito e di introdurre incentivi per la produzione e l’utilizzo di fonti di energia sostenibile.

Tale saggia prudenza ha il merito di segnalare che le strozzature dal lato dell’offerta non possono essere fronteggiate mediante stimoli di domanda che avrebbero l’effetto di aggravare i rialzi nei prezzi, nel breve termine, e di innescare spirali recessive, nel medio termine.

Purtroppo, il pacchetto della Commissione sottovaluta gli effetti dirompenti che le crisi geopolitiche potrebbero avere sulle economie europee.

Anziché correggere gli erronei freni alla transizione “verde” e la mancata attuazione di iniziative comuni europee (pur evocate in documenti recenti), esso punta su un rafforzamento degli aiuti di Stato e trascura possibili accentramenti negli approvvigionamenti di energia e nella diffusione di fonti sostenibili.

A quest’ultimo riguardo, non basta certo sollecitare la creazione di un Osservatorio per il monitoraggio delle disponibilità di carburante nel settore aereo o promettere verifiche quantitative e forme di coordinamento nella gestione degli stock nazionali dei prodotti energetici.

Posto che le strozzature di offerta sono persistenti e dipendono da variabili internazionali, il loro superamento richiede il varo di strumenti tanto di breve quanto di medio termine che travalichino gli ambiti nazionali.

In tal senso, l’allentamento delle regole sugli aiuti di Stato quale alternativa al sostegno dell’offerta aggregata mediante produzioni di beni pubblici europei sembra andare nella direzione opposta a quella che andrebbe perseguita in chiave strategica.

Il corto respiro delle istituzioni europee e di gran parte dei governi nazionali sta, ormai, compromettendo il modello sociale europeo.

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