“Quando gli spazi di bilancio si fanno stretti”, ricorda su Avvenire Eugenio Fatigante, “è l’ora di far crescere la buona politica.
Per il Governo e la maggioranza, tramontata la riforma della giustizia e passata la buriana delle purghe meloniane e mariniane (nel senso di Berlusconi), se gli scossoni si assesteranno potrebbe perfino aprirsi una stagione di opportunità: il 2026 presenta infatti la singolarità di non avere elezioni significative (non ci sono Regionali, né si vota in grandi città) e si apre così una finestra temporale di 12 mesi (con elezioni politiche anticipate alla primavera 2027), se non 18, in cui – al di là della legge elettorale – si potrebbero perfino accantonare i toni da perenne campagna elettorale per concentrarsi su misure per migliorare il benessere degli italiani.
Il nodo di fondo è quello che per l’appunto chiama in causa la “buona politica”: le risorse sono scarse, come ha ricordato sabato il ministro Giorgetti, e dopo la linea di prudenza adottata dal Mef si tratta di capire oggi come valorizzarle al meglio.
Più facile a dirsi che a farsi, non c’è dubbio.
Sui conti italiani pesano zavorre che nemmeno questo centrodestra ha mitigato: un debito pubblico che, mentre il deficit veniva ridotto, è salito nel 2025 al 137,1% del Pil e, in parallelo, una spesa per pagare i soli interessi al 3,8%, la più alta fra tutti i Paesi dell’eurozona.
Eredità strutturali che ci trascineremo a lungo.
Ancor di più, per questa ragione, servono poche idee semplici, ma con una loro validità da cercare di attuare.
Uno spunto, dato il particolare contesto geopolitico, può esser quello di bissare, in Europa, la misura presa nel marzo 2020 di fronte al Covid: una nuova sospensione del Patto di stabilità, per evitare sgradite sorprese “taglia-conti”.
Tutti gli elementi la giustificherebbero”.








