Il vertice dei BRICS si è chiuso a New Delhi lasciando sul tavolo più interrogativi che soluzioni.
L’ambizione di Modi e Xi Jinping di trasformare l’incontro in una piattaforma di mediazione globale si è scontrata con la realtà di un sistema internazionale frammentato, dove le crisi in Ucraina e nel Golfo continuano a dettare l’agenda.
La proposta avanzata da Trump sul fronte ucraino — pace in cambio del ritiro di Kiev dietro la linea tracciata da Putin — ha irrigidito le posizioni e reso evidente quanto sia difficile costruire un compromesso accettabile per tutti gli attori coinvolti.
Nel frattempo, la presa degli Houthi sullo stretto di Bab el-Mandeb ha aggravato la vulnerabilità dell’Arabia Saudita, mentre l’accordo con Pakistan e Turchia si è rivelato insufficiente a garantire deterrenza.
Gli Stati Uniti hanno mantenuto un profilo prudente, evitando un intervento diretto per non allargare un conflitto già impopolare in patria.
Il risultato è un quadro diplomatico che resta bloccato: i BRICS hanno offerto una cornice politica, non strumenti reali per incidere sulle crisi.
E il mondo multipolare che emerge da New Delhi appare privo di arbitri, dominato da potenze regionali che avanzano mentre la pace scivola sempre più nel territorio della retorica.








