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Vittorio Colao (ministro Innovazione e transizione digitale): «Il dibattito sulla rete unica in Europa lo lascio agli altri»

Il dibattito sulla rete unica in Europa lo lascio agli altri. «Il mio lavoro, nel ruolo politico che ho, è di assicurarmi che l’Italia nel 2026 non abbia situazioni per cui la fibra e il 5G non arrivi ovunque, abbiamo un obiettivo di copertura e di equità». Lo sostiene il ministro per l’Innovazione e la transizione digitale, Vittorio Colao, a margine del Forum Ambrosetti 2021.

«I politici devono fare i politici, i manager i manager, gli investment banking gli investment banking, mischiare i ruoli è pericoloso perché poi non si combina niente, quindi più in là non vado», spiega Colao. «Poi come verrà realizzato ci saranno delle gare, ci saranno dei fondi pubblici da usare secondo determinate regole». Il punto stampa, tenuto al termine di un dibattito del ministro con Bruno Le Maire, Paolo Gentiloni e Nadia Calvino è stata l’occasione per fare il punto sulle iniziative messe in campo per la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica.

«Sono abbastanza contento di come sono andati questi sei mesi. Abbiamo fatto un tagliando, su tutte le iniziative stiamo procedendo piuttosto velocemente. Sulla parte di connettività entro settembre concluderemo le consultazioni e inizieremo il disegno delle gare. Martedì presenteremo le policy per i data center e le regole Pa. Sul Psn contiamo di ricevere le offerte entro la fine dell’estate. Sta andando bene anche la parte sull’identità digitale e l’interoperabilità: stiamo realizzando infrastrutture a partire da fine anno».

Le risorse europee andranno utilizzate ora in maniera mirata e non solo tattica. «L’autonomia strategica dell’Europa è importante. E bisogna che parte delle risorse del Pnrr sia dedicata a ristabilire una forte» indipendenza in questo campo. Il vecchio continente potrebbe ora partorire un nuovo gigante tecnologico, le chance ci sono ma occorre rendere il terreno più fertile.

«Ci sono grandi opportunità ora in Europa non so se per un’altra Google: ce n’è già una al mondo, comunque ci sono grandi opportunità. L’Europa deve diventare terreno fertile per far nascere il prossimo gigante tech europeo, che sia un cloud provider o un operatore satellitare. Dobbiamo creare l’ambiente, l’infrastruttura, un quadro normativo. Se sarà la prossima Amazon o Netflix lo decideranno i consumatori ma non penso sia impossibile», spiega Colao.

Se si potranno ospitare con regole europee gruppi come i cinesi di Huawei?

«Siamo in Europa, abbiamo leggi europee, ci sarà un processo di certificazione, ne parliamo martedì». Il ministro difende il lavoro fatto fino ad ora e il confronto con gli altri Paesi Ue. «Tutto è migliorabile, ma dai confronti continui con omologhi di altri Paesi io non ho l’impressione che si stiano facendo cose diverse e non siamo più indietro degli altri».

«Non c’è contrapposizione tra fare presto e guardare a lungo termine, negozieremo una serie di contratti ma dobbiamo partire ora, proprio perché i processi saranno lunghi, bisogna chiedere i fondi ricerca, ci sono i dottorati, poi le applicazioni e la cooperazione con le imprese per creare l’economia dello spazio che ci sarà tra 10 anni». 

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