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Roberto Cingolani (Ministro Transizione Energetica): «Ecco perché il Piano di emergenza Ue va bene all’Italia»

L’accordo del Consiglio Energia dell’Ue sul Piano d’emergenza per preparare l’Unione a una eventuale interruzione totale delle forniture di gas dalla Russia è compatibile con gli sforzi messi in campo dall’Italia. «Ci riteniamo soddisfatti», ha detto il ministro per la Transizione energetica, Roberto Cingolani. «È andato molto bene» ha detto ai giornalisti al termine del Consiglio «sono stati giorni negoziali molto spinti. Il regolamento Ue riguarda il risparmio di gas che è quantificato nel 15%, prima su base volontaria, ma che poi può diventare obbligatorio in caso di emergenza, con l’attivazione decisa dal Consiglio, e non dalla Commissione». La riduzione dovrà essere effettuata «dal primo agosto al 31 marzo, quindi un periodo breve e transitorio».

«La cosa importante» ha rilevato Cingolani «è che questo 15% è stato poi adattato a seconda delle condizioni locali dei diversi paesi in base al loro energy mix, a quanto esportano, a come sono interconnessi. Inizialmente era un 15% uguale per tutti, ora è stato specializzato paese per paese. Nel caso dell’Italia, con le regole che sono state sviluppate, un punto importante è capire quanto sia interconnesso con gli altri, se è un paese di passaggio è chiaro che il computo del gas non è quello che passa; tutto dipende da esempi di questo genere».

«Con i numeri e le regole stabilite» ha spiegato, «noi dovremmo risparmiare circa il 7% rispetto alla media di gas annuale degli ultimi cinque anni». Ma, ha ricordato Cingolani, «quando abbiamo fatto il piano di differenziazione gas spostando i 30 miliardi di metri cubi di gas russo su altri fornitori, avevamo già previsto un piano di risparmio, e lo abbiamo fatto per l’obiettivo del 55% di decarbonizzazione», entro il 2030, e «per l’accordo di Parigi». Insomma, «già le nostre azioni sono compatibili con questo piano, per cui ci riteniamo soddisfatti».

«È una misura corretta» ha proseguito il ministro «perché tutti dobbiamo risparmiare; ora bisognerà pubblicizzarla a livello dei cittadini. Bisognerà fare un po’ di comunicazione. Poi, quando un po’ più di gas sarà reso disponibile perché i paesi risparmiano, il secondo passaggio sarà capire come poterlo distribuire per attuare una solidarietà europea. Perché ci saranno paesi che ne avranno più bisogno e questo gas risparmiato consentirà loro di tappare la falla. Il 15%» ha spiegato ancora Cingolani «viene calcolato su una base imponibile che dipende dalle situazioni energetiche dei diversi Paesi».

«Al momento, facendo i conti con tutti gli Stati, c’è una forbice che consente di risparmiare tra i 30 miliardi e i 45 miliardi di metri cubi di gas. Nel momento in cui la misura di risparmio dovesse diventare obbligatoria, lì se questo non basta bisognerà fare di più. Ma in questo momento non è questa la situazione». La proposta originaria della Commissione aveva puntato a una riduzione della domanda di 45 miliardi di metri cubi, corrispondente grossomodo alla riduzione dei consumi del 15% uguale per tutti. Quanto alle deroghe particolari che potrà reclamare l’Italia, «noi usufruiamo della considerazione che esportiamo meno del 50%, e questa condizione equivale a un abbassamento del valore del 15%».

«Poi» ha aggiunto Cingolani «non si considera, ai fini del calcolo della percentuale di riduzione, il gas che durante gli stoccaggi fosse in eccesso rispetto al piano di stoccaggio, al momento specifico in cui si è andati a fare la misura. Noi in questo momento stiamo stoccando un po’ di più del dovuto, e questa differenza positiva non viene considerata sulla quantità di gas totale. Oggi abbiamo gli stoccaggi pieni al 70,5%, stiamo procedendo molto regolarmente e molto bene». Nell’intera Ue, la media del livello di riempimento degli stoccaggi è al 66,7%, secondo la Commissione. A livello internazionale, ha osservato il ministro, in riferimento alla decisione di Gazprom di tagliare i rifornimenti alla Germania attraverso il gasdotto Nord Stream 1, «il taglio è molto pesante, e per certi paesi è molto più pesante che per altri».

Ma, ha argomentato Cingolani, per l’Italia l’effetto è ormai “marginale”. «Nel nostro caso» ha ricordato «nelle ultime settimane noi importavamo meno di 30 milioni di metri cubi di gas russo al giorno, e se ci hanno tagliato il 30%, di fatto erano 10 milioni di meno. Noi ogni giorno solo di stoccaggio facciamo 90-100 milioni, quindi per noi, come Italia, le riduzioni riguardano una parte di gas che ormai è marginale, e che, grazie alla campagna di diversificazione, è sempre meno pesante. Ci sono problemi internazionali molto grossi, e quindi questo va visto a livello europeo, ma a livello italiano» ha rilevato «è abbastanza marginale».

Cingolani ha anche riferito che in Consiglio si è parlato anche della proposta, sostenuta da tempo dall’Italia, di un tetto al prezzo delle importazioni di gas: «La Commissione ha detto chiaro che ci stanno lavorando, capiscono che i prezzi sono diventati altissimi, quindi stanno lavorando e ce l’hanno confermato». Rispondendo, infine, a una domanda sulla compatibilità di queste misure con la capacità d’azione di un governo in affari correnti, il ministro ha concluso: «Grazie a Dio, queste cose che stiamo facendo in questo momento, trovandoci in una situazione di emergenza energetica, fanno parte della ordinaria amministrazione: non abbiamo fatto una nuova legge, stiamo solo rappresentando l’interesse del Paese, siamo abbastanza tranquilli».

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