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Cdp: i primi interventi per Psc e Pizzarotti

I primi interventi di Cassa depositi e prestiti per le imprese in crisi vanno a Psc e Pizzarotti, per puntellare le medie aziende in difficoltà causa Covid-19. Nelle ultime settimane il cda dell’istituto di promozione nazionale ha deliberato i primi due interventi, entrambi “non di mercato”, su due gruppi di impiantistica e costruzioni per complessivi 137 milioni di euro. Un antipasto della dotazione pensata, in grande, dal governo Conte, e che il governo Draghi deve declinare.

Lo scrive La Repubblica aggiungendo che l’orientamento del premier – già emerso nel piano strategico della Cdp di Dario Scannapieco, come pure nei regolamenti del fondo al via – è tuttavia di limitare l’interventismo nell’economia privata. E anche Patrimonio Rilancio, che doveva cubare 40 miliardi, finora ha avuto apporti di titoli del Tesoro per 3 miliardi, e si prevede una capienza frazionale rispetto all’idea iniziale.

Il primo dossier riguarda Psc, società di impiantistica con ambizioni grandi almeno quanto i debiti: dal bilancio 2020 – in rosso per 98 milioni dopo ricavi per 256 milioni (-22%) – ammontano a 1,17 miliardi. Anche tolti gli 800 milioni di “acconti per commesse non ancora completate”, i debiti superano i ricavi. Il nuovo ossigeno arriva, tra l’altro, in una fase delicata nei rapporti di Psc con le partecipate del Tesoro.

Simest, che dal 2015 è il terzo socio dell’azienda (ha quasi il 10%), ha chiesto al nascente “polo dell’impiantistica” di onorare due tranche di cedole del bond ibrido da essa sottoscritto nel 2016. Il ritardo nei pagamenti aveva fatto ipotizzare una richiesta di rimborso anticipato del “prestito partecipativo”, che dà diritto a Simest di rivendere i titoli a Psc.

Quel bond scade nel 2022, e incassate le cedole la società guidata da Mauro Alfonso, di cui la stessa Cassa depositi e prestiti ha il 76%, pare propensa a uscire da Psc alla scadenza. Anche il prestito deliberato da Patrimonio Rilancio per Pizzarotti, in via di erogazione, è in “deroga temporanea agli aiuti di Stato”. un convertibile subordinato che ammonterebbe a 97,5 milioni di euro, che arriva un anno dopo il fido bancario da 100 milioni garantito da Sace, e servirà a realizzare il piano industriale che rilanci l’azienda emiliana di costruzioni, in passato ambita da Salini, che poi inglobò Impregilo creando Webuild. Con il contributo di Cdp, tuttora secondo socio al 16,6%.

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