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Dario Scannapieco (Ad Cdp): «Ecco come sarà la nuova Cassa Depositi e Prestiti»

«Vogliamo un promotore, non un soggetto statico e pesante». Lo dichiara l’amministratore delegato di Cassa depositi e presiti, Dario Scannapieco, che afferma «Leggevo spesso sui giornali “Cdp, la cassaforte dello Stato”, non c’è immagine più distante da quello che vogliamo essere, cassaforte fa pensare a qualcosa di pesante e inerte, tanti muscoli e poco cervello. Noi vogliamo invece sviluppare la testa e il pensare bene».

Così l’ad presenta le quattro sfide per contribuire al rilancio dell’economia italiana, tre pilastri su cui imperniare la trasformazione della società, e 65 miliardi di risorse da impegnare nell’arco del triennio. Sono i principali ingredienti del nuovo Piano strategico 2022-24 con cui Cassa depositi e prestiti si prepara a fare da «volano» per lo sviluppo del paese. Un progetto che si inserisce naturalmente nel solco del Pnrr, su cui Cassa giocherà un ruolo chiave per «mettere a terra le risorse».

Un piano che «non è una lista di azioni dettagliate, né un elenco di buone intenzioni», ma è uno strumento per dare «indicazioni per l’operatività presente» e il «senso della direzione per prossimi anni», sintetizza il presidente Giovanni Gorno Tempini presentando il piano alla stampa, alla presenza del ministro dell’economia Daniele Franco e del presidente dell’Acri Francesco Profumo, gli azionisti di Cassa, a poche ore dal via libera (“con il supporto di tutti i consiglieri”) del consiglio di amministrazione».

Un piano «fatto in tempi record» che vuole essere «l’inizio di un processo di trasformazione», puntualizza l’ad Dario Scannapieco. Il cambio di passo è una Cdp che non può operare ovunque ma deve definire il suo campo di gioco, spiega il manager, indicando 4 aree prioritarie (con all’interno 10 campi di intervento), che sono poi anche le grandi sfide per contribuire al rilancio dell’economia italiana: cambiamento climatico, crescita inclusiva e sostenibile, sostegno alle filiere produttive, digitalizzazione e innovazione.

Un impegno per il quale Cdp mette in campo una potenza di fuoco: la società impegnerà infatti nel triennio risorse per 65 miliardi (+5% sul periodo precedente), attirando 63 miliardi da terzi (+27%) e attivando nel complesso investimenti per 128 miliardi (+14%). Un piano con cui Cassa vuole discostarsi dall’immagine di “cassaforte dello Stato”«con tanti muscoli e poco cervello», puntando invece a «sviluppare la parte della testa», con un approccio non dall’alto e un impegno per l’inclusione e la parità di genere – rimarcato con ancora più forza nel giorno della lotta contro la violenza sulle donne.

Tre i pilastri trasformativi su cui si basa la nuova strategia operativa: un’operatività basata su criteri di selettività; rafforzamento dell’advisory e della gestione dei fondi pubblici; il ruolo di Cdp come Istituto di promozione e sviluppo con un’offerta «addizionale e complementare». In particolare, sull’equity Cdp resterà azionista «stabile» a sostegno delle infrastrutture o asset strategici del Paese, mentre per quanto riguarda gli asset non strategici, «si entra, si aiuta, ma una volta raggiunto l’obiettivo si esce», chiarisce Scannapieco.    

In quest’ottica, dunque, «abbiamo assicurato il nostro sostegno assolutamente a Open Fiber», chiarisce l’ad, ricordando che si attende a giorni il closing dell’operazione con Enel per salire al 60% della società della fibra. La banda larga «è un tema che dobbiamo vincere assolutamente», sottolinea Scannapieco, che però dribbla il dossier bollente di Tim («non rispondo a mercati aperti»), mentre sul cloud sottolinea la bontà dell’offerta fatta con Leonardo, Tim e Sogei e precisa che «ora la palla è al governo».

Passando ad altri temi, Scannapieco difende Fincantieri («se qualcuno pensa costruisca solo navi, faccia visita ad una di queste navi per capire il contenuto di tecnologia»), per valorizzare la partecipazione in Euronext punta ad «aiutare più imprese a quotarsi», mentre prepara per Aspi, che non è ancora in pancia a Cdp (il closing «se tutto va bene» resta atteso nel primo trimestre 2022), un approccio simile a quello che Cassa ha con altre società che gestiscono reti, con un occhio al possibile sviluppo della «componente tecnologica».    

Sullo sfondo del piano c’è ovviamente il Pnrr, che è una grandissima occasione per l’Italia: «sarà come un’onda che fa salire le barche risollevando l’economia» dice citando Kennedy Scannapieco, che ha già messo in piedi una task force ad hoc. «Il traguardo di lungo termine è diventare un’agenzia di sviluppo simile alla Caisse dépôts francese, aprendo filiali all’estero, a partire dal nord Africa» commenta Giovanna Foggiato sul Domani.

«Sulla scia delle altre banche di sviluppo, infatti, anche Cdp affiancherà al personale del settore finanziario, ingegneri e tecnici che possano valutare il merito degli investimenti, guardando in particolare all’innovazione tecnologica, anche per affiancare ministeri e regioni nell’attuazione di progetti come quelli del Pnrr» prosegue la Foggiato. 

«Bisognerà vedere se riuscirà poi ad attrezzarsi davvero in così poco tempo, considerando che il Recovery plan termina nel 2026. Di certo, dalla passata stagione Scannapieco eredita partecipazioni tali che rendono Cdp la regista del Recovery plan: dai progetti sulla banda larga, al bando per il polo strategico nazionale dei dati a cui partecipa con un ruolo sostanzialmente finanziario a fianco di Tim e Leonardo». 

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