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[Lo scenario] Il dramma del Paese reale: carta, ceramica, vetro, acciaio e molto altro. Ecco le aziende che rischiano di chiudere

Mitigare i rincari “incontrollati” dell’energia subito o sarà un disastro per le imprese italiane. Carta, ceramica, vetro, acciaio, ma anche agricoltori, le categorie lanciano il grido di allarme alla vigilia dell’incontro con il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, sul caro energia, consapevoli che, in un momento in cui gli ordinativi sono al top, rischiano di produrre in perdita o addirittura di chiudere.

“I nostri forni hanno un ciclo di vita di 15 anni, che non si può interrompere – afferma Serena Facello, Responsabile Relazioni Industriali Assovetro (Confindustria) – il nostro imprenditore quindi o produce in perdita o chiude” a causa dei rincari dell’energia, e dunque “stiamo parlando di sopravvivenza dell’industria manifatturiera Italiana”. “Da anni non vedevamo così tanti ordini”, racconta Fabio Zanardi, presidente di Assofond (Confindustria). “Tuttavia – prosegue – è paradossale che, a fronte di tanto lavoro, ci sia il rischio di non guadagnare nulla o addirittura trovarsi con nuove ondate di costi di energia che ci vedrebbero costretti ad altri rincari o a fermare la produzione”.

E questo vale anche per ceramica, plastica e carta. “Il nostro settore”, spiega Federico Barilli, Direttore Generale Federazione Gomma e Plastica (Confindustria), “soffre” di questa situazione “nonostante gli ordini sia nazionali sia internazionali siano importanti. C’è fatturato ma rischia di essere fortemente ridimensionato” e una volta erosi i margini operativi delle aziende, continua, ‘il rischio va e arriva anche sull’occupazione”.

E se le aziende sono in difficoltà, a catena anche l’occupazione, molte hanno già chiesto la cassa integrazione, e quindi le famiglie, già colpite da rincari delle bollette, avverte il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, che chiede un tavolo al governo con le parti sociali.

“Si sta vivendo una situazione paradossale: ora abbiamo ordinativi a livelli mai visti e i nostri devono rifiutare gli ordini”, spiega Armando Cafiero, direttore generale Confindustria Ceramica. La ceramica, aggiunge, “vale 7 miliardi”, più la realtà distrettuale, “se venisse a mancare sarebbe veramente un disastro”.

Altrettanto vale il settore della carta che rischia d’essere messo in crisi, per questo Massimo Medugno, Direttore Generale Assocarta (Confindustria) chiede “misure immediate”. Sul fronte dell’acciaio, si guarda “positivamente al 2022”, ma “preoccupa” il costo dell’energia”, sostiene il presidente di Federacciai, Alessandro Banzato.

Massimiliano Burelli, amministratore delegato di Ast Terni, chiede il “supporto del governo e della comunità internazionale”, perché stanno “soffrendo”, considerando che a livello globale hanno “competitor che riescono a beneficiare di un mix energetico differente”. 

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