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Giovanni Bozzetti (presidente EFG Consulting): «Expo Dubai: punto di avvio per molti business»

Secondo l’autore del libro “Emirati: nulla è impossibile. Guida al nuovo centro mondiale del business”, Giovanni Bozzetti, presidente di EFG Consulting, referente della Camera di commercio di Dubai, l’Expo di Dubai potrebbe essere un punto di avvio per business promettenti: non solo negli Emirati Arabi Uniti, ma nell’intera area circostante.

«L’Expo 2020» spiega all’AGI «sarà la prima manifestazione mondiale post pandemica e rappresenta un’opportunità imperdibile per il sistema imprenditoriale italiano e il rilancio del Made in Italy».

«Veniamo da un periodo di consumi in calo e mercati in sofferenza, strozzati da misure protezionistiche: ora la situazione sta cambiando e il Medio Oriente sarà interessato da eventi di grande portata, dall’Expo ai mondiali di calcio in Qatar, alle celebrazioni per il cinquantenario degli Emirati. Si prospettano importantissimi piani di investimento, di cui le aziende italiane possono approfittare».

«Secondo il rapporto Sace» spiega Bozzetti «gli Emirati sono all’ottavo posto come opportunità di investimento delle imprese italiane e al decimo per l’export. Ma il Paese non è interessante solo come mercato interno: è un hub commerciale per i paesi del Sud est asiatico, dell’Africa e delle ex repubbliche sovietiche. Ciò in virtù di una serie di accordi bilaterali (le esportazioni dagli Emirati verso alcuni paesi è in assenza di dazi), della posizione geografica strategia e delle straordinarie piattaforme logistiche (con due delle compagnie aere più grandi mondo e importanti infrastrutture).

Quali imprese italiane potrebbero avere maggiore possibilità di successo?

«Il real estate sta andando ancora molto bene perché’ vi è stata una gestione oculata della pandemia che ha evitato lockdown, tranne un mese e mezzo all’inizio dell’emergenza. Si è così assistito ad un boom straordinario del mercato immobiliare. Quindi ci sono importanti opportunità per le società di materiali da costruzioni e di arredi. Altri settori in grande ascesa sono quelli dell’economia circolare e dell’ambiente, dell’agritech e del food. Forte la domanda di educazione-formazione e healthcare. Naturalmente oil and gas e poi tecnologia: gli Emirati stanno cercando di sviluppare l’industria manifatturiera e hanno bisogno di macchinari per la produzione».

Le imprese italiane hanno punti di forza su cui far leva e di debolezza da migliorare: «Il primo problema da superare è la lingua: l’inglese spesso non è adeguato. Altro ostacolo è a volte l’incapacità a rapportarsi con una cultura diversa. Per lavorare negli Emirati è fondamentale instaurare un rapporto umano con la controparte, puntando a relazioni durature di business. Le Pmi a gestione familiare rappresentano il pilastro dell’economia: l’imprenditore vuole avere un’interfaccia di cui fidarsi. Gli affari non si possono fare per corrispondenza: bisogna tornare di persona nel Paese».

Altro aspetto importante è conoscere la realtà e non cadere in pregiudizi come quello sulla situazione femminile: «le donne» afferma Bozzetti «sono rispettatissime e ricoprono incarichi di vertice: basti pensare che metà dei ministri sono donne. Le donne imprenditrici sono accolte nel migliore dei modi». Altro falsa credenza è la mancanza di libertà religiosa: «Vi è invece una grande tolleranza e un forte senso di accoglienza».

Infine, la sicurezza: «A differenza di quello che si crede in Italia, sono uno dei Paesi più sicuri al mondo». Bisogna però guardarsi dai nostri concorrenti, facendo leva sul brand Italia. «Gli Emirati hanno sempre avuto un’influenza anglosassone, visto anche che vi è stato il protettorato britannico fino al 1971, quindi operano molto con imprese della Gran Bretagna e dell’Australia. Poi hanno scambi importanti con Francia Germania, Spagna, Turchia e Cina. Ma amano l’Italia e gli italiani, la loro flessibilità ed empatia».

«Si riconoscono nel modello sociale basato sulla famiglia e nel sistema economico fondato sulle Pmi. Ci preferiscono alle multinazionali francesi perché non possono avere un rapporto personale, alle aziende tedesche meno flessibili, a quelle spagnole e cinesi perché meno eleganti. La popolazione ama venire in Italia. Ma chiedono ai nostri imprenditori serietà e rispetto della parola data».

«Sulla base della mia esperienza» conclude Bozzetti «ritengo che la propensione alla spesa degli Emirati verso un prodotto made in Italy sia del 25% superiore a quello di qualsiasi altra parte del mondo. Per l’Italia sono disponibili a pagare un sovrapprezzo».

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