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Carlo Bonomi (presidente di Confindustria): «Siamo dentro una tempesta perfetta. Questa nuova lunga crisi ci costerà 400 milioni di ore di cassa integrazione»

Il conflitto scatenato dalla Russia ha contribuito al rallentamento della ripresa economica già iniziata a settembre. «Ora abbiamo bisogno di interventi radicali» o le industrie potrebbero «chiedere 400 milioni di ore di cassa integrazione». A lanciare l’allarme è Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, parlando degli effetti della guerra russo-ucraina.

«Per le fabbriche energivore è una crisi senza precedenti. Le acciaierie hanno cominciato a sospendere la produzione, presto toccherà anche ai settori della ceramica e delle cartiere. Sono stop temporanei. Ma i prezzi insostenibili creano un effetto domino che può portare il sistema industriale nel suo complesso a chiedere 400 milioni di ore di cassa integrazione. Una cifra enorme, che avanziamo non per allarmismo, ma per generare consapevolezza. Una crisi fortissima, drammatica, accentuata da errori di anni e anni, di fronte ai quali servono interventi radicali non più rinviabili», ha sottolineato in un’intervista alla Repubblica.

Secondo Bonomi, «i regolatori nazionali dell’energia dovrebbero avviare una grande operazione trasparenza sui prezzi reali dei contratti esistenti di approvvigionamento di gas, che nella media sono molto più bassi delle follie di prezzo attuale dell’energia. Ma di certo c’è anche l’extraprofitto fiscale. Da noi la benzina è arrivata a due euro al litro, in Europa no. La componente fiscale rispetto al prezzo industriale non si regge» quindi serve un intervento di defiscalizzazione. Potrebbe essere necessario un nuovo scostamento di bilancio, un altro intervento in deficit ma Confindustria è favorevole.

Nella ricetta di Bonomi c’è un cambio del mix energetico per «non dipendere in maniera così elevata dal gas russo. Bene ha fatto l’Europa a mettere un tetto al prezzo del gas, per tutelare imprese e famiglie dalle follie dei prezzi attuali. In Europa, inoltre, bisogna proporre la sospensione straordinaria del mercato Est, che attualmente finisce per penalizzare l’industria italiana che è più decarbonizzata di quella tedesca». Inoltre, «va rivisto il criterio del prezzo orario dell’energia elettrica, che oggi si stabilisce secondo il costo più elevato di chi la conferisce con enormi premi a chi ha costi più bassi, come gli impianti da fonti rinnovabili».

In Italia, ha continuato, «dobbiamo mettere in condizioni le centrali a carbone ancora attive di lavorare al massimo, sospendere straordinariamente i limiti di emissione per l’uso di olio combustibile, potenziare gli impianti di Gnl, il gas naturale liquefatto, realizzandoli in mare visto che nei porti la politica non li ha voluti». Confindustria ha proposto anche di «importare di più da Paesi come Algeria e Qatar».   

La politica e la finanza hanno spinto con grandi agevolazioni le imprese ad andare ad investire in Russia, ora «se le imprese devono sopportare il peso delle sanzioni è bene che il nostro Paese faccia i compiti a casa: modificare il mix energetico, investire in ricerca e nuove tecnologie per accompagnare la transizione energetica e allungare i tempi per raggiungere l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni. Il Fit for 55 va diluito nei tempi: perché i miliardi necessari a evitare desertificazioni d’impresa e decine di migliaia di disoccupati non ci sono», ha puntualizzato.

Infine, per il numero uno degli industriali, «non si può realizzare alcuna transizione energetica senza effetti collaterali negativi se non la si accompagna con le risorse pubbliche necessarie. La politica ha deciso che entro il 2035 non si produrranno più automobili con il tradizionale motore a scoppio» ma senza gli investimenti «una parte essenziale della nostra componentistica rischia la chiusura» quindi, «chiediamo agevolazioni per la ricerca e l’innovazione tecnologica, per modificare impianti e processi. E politiche attive del lavoro vere, per aggiornare la formazione degli occupati. Altrimenti, con tempi così stretti, la transizione energetica comporterà costi sociali enormi, che troppi fingono di ignorare», ha concluso.

Nel pomeriggio il premier Mario Draghi riferirà, al question time alla Camera, sulle misure a sostegno di famiglie e imprese contro il caro-energia per effetto del conflitto russo-ucraino e potrebbe chiarire gli aiuti che il governo è pronto a mettere in campo.

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