Nel 2021 l’Italia ha registrato il miglior fatturato nell’industria dagli anni 2000. Ora, però, la guerra in Ucraina preoccupa anche l’economia italiana, a partire dalla questione del gas, che interessa particolarmente il Paese. A sottolinearlo in una nota è il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che rinuncia alla candidatura alla Lega Calcio per «concentrarsi solo sulla difesa degli interessi del sistema industriale».
La tempesta arriva dopo una crescita dei fatturati industriali del 22,6% nel 2021 che fa parlare l’Istat di «marcato recupero rispetto all’anno precedente, influenzato pesantemente dall’emergenza sanitaria». Il 2020 aveva chiuso a -11,5%. Ora la crisi da lockdown è alle spalle, ma i dati dell’istituto di statistica su dicembre mostrano i nuovi rischi che arrivano dall’energia e dalla geopolitica».
«L’ultimo mese dell’anno, infatti, ha interrotto una serie di sei rialzi consecutivi, iniziati a giugno, con un calo del 2,1% rispetto a novembre. Si tratta di una contrazione congiunturale che investe tutti i principali settori. Questa frenata non pregiudica il risultato dell’ultimo trimestre 2021, che vede una crescita del fatturato dell’industria del 3,9% rispetto al trimestre precedente. E anche il confronto tra dicembre 2021 e 2020 resta positivo, con un aumento a due cifre (+14,3% nei dati corretti per gli effetti del calendario).
La crisi energetica
Quello che sta agitando i mercati trapela, però, dai risultati settoriali. Il raggruppamento dell’energia fa un balzo tendenziale del 58,1%, trascinato dagli aumenti delle quotazioni e quello dei beni strumentali è in contrazione dello 0,2%. Più in dettaglio, all’interno della manifattura, i vari settori hanno quasi tutti il segno più con la significativa eccezione dei mezzi di trasporto, che scendono del 12,7%.
Allargando l’analisi all’intero 2021, tra i settori più brillanti per la dinamica del fatturato sono metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+41,3%), coke e prodotti petroliferi raffinati e prodotti chimici. I mezzi di trasporto, nell’intero anno, registrano +20,7% e nessun settore è in calo. È forte la componente interna, ancora di più di quella estera, che pure vede esportazioni da record a 516 miliardi. Le associazioni dei consumatori parlano di dati “ottimi” nel 2021 ma temono per l’anno in corso.
Le preoccupazioni per il 2022
Secondo uno studio dell’Unione nazionale consumatori, se si confronta il fatturato del 2021 con quello pre-pandemia del 2019, è superiore dell’8,6%. «Il calo congiunturale di dicembre è un segno premonitore che non fa presagire nulla di buono. Per il 2022, infatti, pesa come un macigno il caro bollette», dice il presidente dell’Unc, Massimiliano Dona. «Gli extra-profitti milionari delle industrie energetiche» continua Dona «hanno finora dopato il fatturato complessivo, con un aumento su dicembre 2020 del 58,1%, ma si tratta solo di un effetto ottico. Il raddoppio delle bollette di luce e gas registrato da gennaio, infatti, avrà pesanti ripercussioni su tutte le altre industrie».
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