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Blangiardo (Presidente Istat): «Le nascite sono in calo, bisogna usare i fondi Ue per la famiglia»

Demografia e Covid, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, in un’intervista a ‘Il Messaggero’, fa il punto della situazione: “Per la mortalità – spiega – l’anno era iniziato in modo positivo, con un certo calo rispetto al 2019. Poi a marzo e aprile c’è stato il picco che abbiamo visto, quindi in estate si era tornati a una situazione normale o anche leggermente più favorevole. A partire da ottobre – prosegue – avremo un nuovo incremento. Speriamo che a dicembre ci sia una nuova inversione. Sono dati molto dolorosi, anche se alla fine sul piano delle cifre non credo che avremo un incremento molto più rilevante di quello del 2015”.

Per il prossimo anno, Blangiardo si aspetta “un certo rallentamento, perché purtroppo quest’anno è già stata anticipata una parte dei decessi che ci sarebbero stati”. Il lockdown non ha arrestato il calo delle nascite, nonostante la convivenza forzata di coppie e famiglie: “L’incertezza condiziona le scelte – spiega il demografo – e in questo caso riguarda anche il dopo, la situazione economica, le prospettive di occupazione. La pandemia ferma i matrimoni, i progetti di vita”. Si può quantificare l’effetto della pandemia sulla natalità? “A dicembre – risponde – si faranno sentire gli effetti dei minori concepimenti di marzo, per cui alla fine potremmo scendere già quest’anno sotto quota 400 mila, per poi andare ancora più giù nel 2021”.

Rispetto alle contromisure politiche “ci sono dei segnali positivi, con l’assegno universale; anche l’occasione delle risorse europee potrebbe essere sfruttata, in particolare con interventi a favore delle donne e dei giovani” ma “serve una risposta integrata con la spinta all’occupazione, le politiche di conciliazione. Gli esempi che vengono dall’estero ci dicono che è possibile invertire la tendenza”. Si è ridotta anche la platea delle potenziali madri: “Ora dobbiamo tornare per lo meno alla media di due figli. Temi che potrebbero essere affrontati con le politiche di conciliazione”.

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