La riunione del FOMC (Comitato monetario della Federal Reserve che si occupa di decisioni di politica monetaria) del 15-16 marzo dovrebbe aprire un nuovo ciclo restrittivo della politica monetaria, con un rialzo dei tassi e maggiori informazioni riguardo a un imminente inizio della riduzione del bilancio. Il consenso per la svolta a marzo appare invariato anche dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. A nostro avviso, le principali conseguenze della guerra sull’economia americana si sentiranno sull’inflazione e, sommate al probabile peggioramento dei problemi dell’offerta, potrebbero determinare addirittura un’accelerazione del sentiero dei tassi.
Tuttavia, andranno monitorate anche le condizioni finanziarie internazionali e le ripercussioni sulle istituzioni bancarie USA, che potrebbero influenzare i piani della Fed. Il FOMC sottolineerà che lo scenario è diventato ancora più incerto e soggetto a eventi geopolitici difficilmente prevedibili, impegnandosi ad agire “come necessario” per raggiungere gli obiettivi del suo mandato duale.
Lo scenario economico, già da mesi coerente con una svolta rapida sul fronte dei tassi, è ora ulteriormente complicato dal conflitto in Ucraina. A meno di effetti significativi sulla liquidità internazionale, il FOMC dovrebbe procedere con un rialzo del tasso dei fed funds e con la preparazione per la svolta sul bilancio da iniziare entro giugno.
L’entità dell’aumento dei tassi è stata “fissata” a 25pb durante l’audizione di Powell, ma il trend dell’inflazione sarà cruciale per il sentiero dei tassi nei prossimi trimestri.
Si legge in un passaggio del rapporto che pubblichiamo integralmente: “Come è stato già detto, i rialzi non saranno “graduali”, con più di una mossa a trimestre. Le nostre previsioni vedono un rialzo di 25pb a marzo, con interventi consecutivi a tutte le riunioni fino a luglio, e un rialzo atteso nel 2022, pari a 150pb e un punto di arrivo fra 2,5 e 2,75% nel 2023. L’incertezza sulle previsioni è enormemente amplificata dalla guerra, ma a nostro avviso i rischi per i tassi sono ancora verso l’alto, alla luce delle pressioni inflazionistiche crescenti”.








