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[Il documento integrale] Banca d’Italia: la guerra in Ucraina riduce il Pil italiano al 2 per cento

Banca d’Italia ha pubblicato il Bollettino Economico n. 2 del 2022. Ecco di seguito i messaggi chiave del documento

CONTESTO INTERNAZIONALE
  • Nel complesso, la guerra in Ucraina acuisce i rischi al ribasso per il ciclo economico mondiale e al rialzo per l’inflazione;
  • Gli effetti imme­diati del conflitto sulle quotazioni nei mercati finan­ziari globali sono stati significativi, sebbene si siano attenuati dalla metà di marzo; la volatilità rimane elevata in molti segmenti di mercato. I prezzi delle materie prime, soprattutto energetiche, per le quali la Russia detiene una quota rilevante del mercato mondiale, sono aumentati ulteriormente;
AREA EURO E BCE
  • Le tensioni connesse con la guerra in Ucraina stanno determinando rincari dell’energia maggiori che nel resto del mondo e nuove difficoltà di approvvigiona­mento delle imprese, in aggiunta a quelle preesistenti;
  • Secondo le proiezioni degli esperti della BCE pubblicate in marzo, il PIL crescerebbe del 3,7 per cento nel 2022 e rispettivamente del 2,8 e dell’1,6 nei due anni successivi;
  • L’inflazione al consumo, in aumento dall’inizio del 2021, si è portata in marzo al 7,5 per cento sui dodici mesi, il valore nettamente più elevato dall’avvio dell’Unione economica e monetaria (fig. 9);
  • il Consiglio direttivo della BCE ha valu­tato che il conflitto avrà riper­cussioni rilevanti sull’attività economica e sull’inflazione nell’area, e ha annunciato che adotterà tutte le misure necessarie per garantire la stabilità dei prezzi e quella finanziaria; (pag. 5)
  • la BCE ha inoltre rivisto il profilo del program­ma di acquisto di attività finanziarie per i prossimi mesi e ha annunciato che qualsiasi modifica dei tassi di interesse di riferimento avverrà qualche tempo dopo la conclusione degli acquisti netti e sarà graduale; (pag. 5)
ITALIA
  • Sulla base degli indicatori più recenti, stimiamo che nel primo trimestre del 2022 il PIL abbia registrato una riduzione di poco più di mezzo punto percentuale sul periodo precedente;
  • Nel primo trimestre del 2022 l’inflazione in Italia ha raggiunto i livelli più elevati dai primi anni novanta, principalmente sulla spinta degli eccezionali rincari dei beni energetici; la componente di fondo è lievemente salita, ma rimane su valori inferiori al 2 per cento;
  • In marzo la variazione sui dodici mesi dell’IPCA è salita al 7,0 per cento, proseguendo la netta tendenza al rialzo in atto dalla seconda metà del 2021
  • In questo Bollettino le possibili conseguenze macroeconomiche della guerra in Ucraina in Italia sono esaminate in tre scenari illu­strativi, definiti sulla base di ipotesi tra loro alternative sull’andamento dei prezzi del­le materie prime, del commercio internazionale, dell’incertezza e della fiducia di consumatori e impre­se, nonché delle forniture di gas naturale (cfr. box a pag. 25 – L’impatto della guerra in Ucraina sull’economia italiana: scenari illustrativi).

Questi scena­ri non esprimono una valutazione riguardo l’evoluzione  ritenuta più probabile per l’economia negli anni a ve­nire e non costituiscono pertanto un aggiornamento delle proiezioni per l’Italia.

Nello scenario più favore­vole, che ipotizza una rapida risoluzione del conflitto, e un significativo ridimensionamento delle tensioni  a esso associate la crescita del PIL sarebbe di circa il 3 per cento nel 2022 e nel 2023; l’inflazione si porterebbe, rispettiva­mente, al 4,0 e all’1,8 per cento.

Nello scenario inter­medio, formulato supponendo una prosecuzione delle ostilità, il PIL aumenterebbe attorno al  2 per cento in entrambi gli anni; l’inflazione sarebbe pari al 5,6 e al 2,2 per cento.

Nello scenario più severo – che presuppo­ne anche un’interruzione dei flussi di gas russo solo in parte compensata da altre fonti – il PIL diminuirebbe di quasi mezzo punto percentuale nel 2022 e nel 2023; l’inflazione si avvicinerebbe all’8 per cento nel 2022 e scenderebbe al 2,3 l’anno successivo. Questo ampio ventaglio di stime non tiene conto di possibili risposte delle politiche economiche che saranno essenziali per contrastare le spinte recessive e le pressioni sui prezzi derivanti dal conflitto.

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