I green bond hanno iniziato una lenta risalita nel primo trimestre dell’anno, con nuove emissioni per circa 121 miliardi di dollari.
Febbraio e marzo hanno superato entrambi abbondantemente la soglia dei 40 miliardi, raggiungendo insieme quota 90, in deciso aumento dai 30 miliardi di gennaio.
Aprile promette altrettanto bene, considerato che il contatore segna già 24,5 miliardi di dollari e porta il totale provvisorio a 146 miliardi.
Il totale dei green bond in circolazione, intanto, ha superato i 2.330 miliardi.
Ma passati sotto la lente di Cbi (Climate Bond Initiative), l’organizzazione della Banca Mondiale accreditata come la Bibbia delle emissioni verdi, non tutti i bond esibiscono le giuste credenziali per essere considerati green e in grado di frenare il surriscaldamento del pianeta.
Dall’inizio dell’anno, scrive MF-Milano Finanza, obbligazioni verdi per ben 23,1 miliardi di dollari sono state definite come “non allineate alle definizioni Cbi”, e quindi escluse dal conteggio delle emissioni.
Per dirla con Cbi, 3 dollari su 4 di emissione green soddisfano gli standard climatici.
Il bollino di climate bond, secondo il rapporto 2022, attira un maggior numero di investitori qualificati.
Da un campione di 72 obbligazioni verdi con un valore nominale combinato di 79 miliardi di dollari, emesse tra luglio e dicembre 2022, le obbligazioni climatiche hanno raggiunto in media un’allocazione record del 67% tra fondi verdi e socialmente responsabili.
Nel 2022, a fronte di green bond per 332,5 miliardi considerati in linea con i criteri climatici, ne sono stati esclusi per 106,2 miliardi.
Più della metà delle obbligazioni escluse arrivano dalla Cina (54,3%).
Gli Stati Uniti sono secondi ma a parecchia distanza, col 14%.
Terza la Germania, con un tasso di esclusione del 5,6%.
L’Italia ne esce bene e climaticamente ambiziosa, con una percentuale del 2,4%.
“Le obbligazioni tematiche hanno emittenti e investitori che si danno appuntamento l’uno per l’altro.
Le obbligazioni verdi e le altre obbligazioni etichettate riscontrano un’enorme domanda”, afferma Sean Kidney, ceo di Cbi, “Sono regolarmente sottoscritte in eccesso.
Per quanto riguarda gli investitori, si stanno lanciando verso le obbligazioni etichettate che offrono un debito trasparente coerente con un futuro a zero emissioni nette.
Nel bel mezzo di un decennio cruciale per l’azione per il clima, il mercato obbligazionario etichettato è davvero la gallina dalle uova d’oro.
Con 5.000 miliardi di dollari di investimenti annuali necessari entro il 2025 per evitare la catastrofe ambientale”, conclude Kidney, “le obbligazioni etichettate forniscono il catalizzatore per ottenere capitali utili alla causa del clima”.








