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Assicurazioni, il paradosso italiano della longevità: risparmio abbondante ma protezione insufficiente | Lo scenario

In un’Italia che invecchia rapidamente e dove la natalità continua a restare su livelli tra i più bassi d’Europa, il mercato assicurativo Vita riflette un paradosso sempre più evidente: il risparmio abbonda, ma la protezione di lungo periodo resta carente.

Oggi in Italia si stimano circa 3,8 milioni di anziani non autosufficienti, un numero destinato ad aumentare nei prossimi decenni. Il punto critico è che il peso dell’assistenza continua a ricadere quasi interamente sulle famiglie, mentre il tradizionale “welfare familiare” si indebolisce per effetto dei cambiamenti demografici e sociali.

Il tema è tutt’altro che secondario se si considera il quadro demografico. Come ha sottolineato il presidente dell’Ania Giovanni Liverani, l’Italia si confronta con quello che può essere definito il paradosso della longevità: vivere più a lungo è una conquista della scienza e del progresso sociale, ma senza adeguati strumenti di protezione rischia di trasformarsi in una fragilità economica diffusa.

I dati sulla nuova produzione Vita di gennaio 2026 diffusi dall’Ania confermano che le polizze vengono utilizzate soprattutto come strumento finanziario, più che come leva previdenziale. Il primato dei premi unici, che rappresentano il 96% della raccolta, indica una preferenza netta per prodotti assimilabili a strumenti di investimento. In altre parole, la polizza continua a essere percepita principalmente come un “salvadanaio evoluto”, capace di offrire una certa stabilità e vantaggi fiscali, piuttosto che come una risposta strutturale ai rischi di lungo periodo.

In questo contesto, la risposta assicurativa appare ancora limitata: i dati Ivass mostrano come il mercato resti dominato dalle polizze rivalutabili e polizze la cui prestazione è collegata a rendimenti di uno o più fondi di investimento, prodotti che intercettano la domanda di rendimento finanziario più che quella di protezione. A conferma di questa impostazione, i dati mostrano come gran parte delle polizze Vita siano collocate sul mercato dalla rete bancassicurazione.

Allo stesso tempo, cresce la preferenza per contratti con scadenza definita rispetto alle coperture a vita intera, segno di un orizzonte temporale del risparmio che fatica a tradursi in pianificazione previdenziale. Ancora più evidente è il ritardo delle soluzioni assicurative legate alla non autosufficienza e alla protezione sanitaria. I nuovi premi per le polizze di malattia di lunga durata (Ramo IV) si sono fermati a circa 6 milioni di euro, una cifra minima rispetto ai 7,9 miliardi complessivi del comparto Vita.

La raccolta delle coperture di puro rischio è scesa dell’8,8%, attestandosi a 77 milioni di euro. Parallelamente, i nuovi contributi ai fondi pensione aperti (Ramo VI) hanno registrato una contrazione del 33,9%, fermandosi a 9 milioni. Il quadro evidenzia, quindi, una distanza significativa tra i bisogni emergenti della società italiana e gli strumenti effettivamente utilizzati dai risparmiatori.

Oltre alla fragilità economica, vi è quella sanitaria: solo il 10% della spesa sanitaria sostenuta dagli italiani è attualmente intermediata da fondi sanitari o polizze, una quota che rimane inferiore rispetto a quella osservata in altri sistemi europei. Ampliare questo spazio potrebbe avere effetti rilevanti non solo per la protezione dei bilanci familiari, ma anche per l’equilibrio complessivo del sistema sanitario. Una maggiore diffusione di strumenti integrativi contribuirebbe infatti ad alleggerire la pressione sul Servizio sanitario nazionale, convogliando risorse aggiuntive verso strutture pubbliche e private e riducendo parte delle criticità legate alle liste d’attesa.

Il nodo, tuttavia, non è soltanto culturale ma anche di policy. Da un lato, la struttura dei costi di alcuni prodotti assicurativi più complessi può rappresentare un freno alla diffusione di soluzioni realmente orientate al lungo periodo. Dall’altro, il quadro degli incentivi fiscali e regolatori rimane frammentato e spesso poco mirato rispetto agli obiettivi di protezione sociale.

Per molti osservatori la sfida dei prossimi anni sarà proprio quella di trasformare il tradizionale risparmio degli italiani in uno strumento di protezione attiva contro i grandi rischi della longevità: non autosufficienza, spese sanitarie e integrazione pensionistica. Senza un rafforzamento del secondo pilastro assicurativo e previdenziale, l’allungamento della vita, uno dei successi più evidenti del progresso medico-scientifico, rischia di trasformarsi da conquista sociale a un’emergenza economica insostenibile per milioni di famiglie italiane.

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