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Enguerrand Artaz (La Financière de l’Echiquier): «Dalla globalizzazione passeremo alla regionalizzazione. Ma i guai saranno tutti per l’Europa»

Il conflitto russo-ucraino potrebbe essere il chiodo decisivo «sulla bara della globalizzazione». Lo sostiene Enguerrand Artaz, gestore La Financière de l’Echiquier, una delle prime società francesi di asset management a capitale privato, che offre a investitori privati e professionali una gamma ristretta di soluzioni di investimento azionarie e obbligazionarie. «L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia potrebbe infatti segnare una svolta per l’economia mondiale, dalla globalizzazione alla regionalizzazione».

La questione è semplice: in un mondo che sta reimparando – per dirla con Raymond Aron – che «la storia è tragica», non si tratta più di incoraggiare il libero scambio ma di garantirne la stabilità tra Stati che condividono una visione politica comune. I dati sulle materie prime, elementi chiave della battaglia geopolitica intorno al conflitto russo-ucraino, ci aiutano a capire la dimensione prevalentemente strategica di questo cambio di paradigma. Per esempio, quasi il 60% della produzione mondiale e un terzo delle riserve di terre rare si concentra in Cina.

Mentre l’Australia, il Cile e l’Argentina da soli rappresentano l’80% delle riserve di litio, il 70% circa della capacità di raffinazione dello stesso è situato in Cina. Sono esempi tra i tanti. È indubbio che garantire l’approvvigionamento e la lavorazione delle materie prime, oltre che le catene di produzione dei componenti di base che ne derivano (a partire dai semiconduttori), sarà una delle principali sfide del mondo di domani.

In quest’ottica, gli Stati Uniti sono ben attrezzati: detentori di grandi riserve di petrolio e di gas di scisto, dispongono – con la regione delle Grandi Pianure – di terreni agricoli molto estesi, ma anche di accordi privilegiati con l’Australia, il Canada e alcuni paesi dell’America Latina, che offrono loro un accesso agevolato a una serie di minerali. Ne consegue il desiderio americano di favorire il friend-shoring, concentrando gli scambi commerciali con i soli Paesi «amici». La sfida sarà più complessa invece per l’Europa occidentale.

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