[Viaggio nelle città] Ferrara, la città dalle 100 meraviglie, deve ripartire dalla sua gente e dalla salvaguardia della sua arte

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Ferrara, 132.000 abitanti, è una delle più importanti città rinascimentali italiane. Nel 1995 ha ricevuto dall’Unesco, il riconoscimento di patrimonio dell’umanità per il suo centro storico. Quattro anni dopo ha avuto lo stesso riconoscimento, per il “delta del Po'” e per le cosiddette “delizie estensi”. Sede universitaria dal 1391 è una delle città d’arte italiane.

Il dottor Andrea Morona è il presidente della “Pro Loco Ferrara” ed ha concesso la sua disponibilità all’osservatorio Riparte l’Italia, per rispondere ad alcune domande sugli effetti della pandemia sulla città e delle idee sulla sua ripartenza.

Dottor Morona, ci racconti lei in sintesi Ferrara.

“La città dalle 100 meraviglie”, così la chiamava uno dei suoi figli più famosi, il conte Filippo Tibertelli de Pisis, poeta, scrittore ma soprattutto pittore. Ferrara, città di pianura sulle rive del Po, una piccola patria divenuta una delle culle del Rinascimento grazie alla signoria degli Estensi. Qui sono nati o hanno soggiornato a lungo e operato grandi umanisti come Guarino Veronese e il Bembo, letterati come Ludovico Ariosto, che qui ha composto  L’Orlando Furioso,  e il Tasso che ha concepito e dato alle stampe la sua Gerusalemme Liberata. L’università, fondata nel 1391, una delle più antiche del mondo, che ha visto tra gli altri “alumni” come Paracelso e Copernico.

Ferrara, città che ha prodotto sul finire del 400 il primo Piano Urbanistico della storia moderna, voluto da Ercole I d’Este e realizzato dal grande architetto Biagio Rossetti.

La Ferrara dell’imponente Castello Estense (1385) con il suo fossato, prezioso gioiello al centro della città, la Cattedrale diS. Giorgio (1135), con la sua facciata che ricorda e testimonia l’epoca delle grandi cattedrali tardo medievali in stile romanico e gotico, il Palazzo dei Diamanti, un unicum di bellezza ed armonia nel suo stile bugnato, le mura che ancora oggi circondano come un abbraccio il centro cittadino, autentico polmone verde che delizia e meraviglia I ferraresi e quanti vengono a visitare la città. Ferrara è la città di Giovanni Boldini, geniale pittore della bella epoque parigina.

È la città dove si incontrano per uno strano corso del destino Giorgio De Chirico e Carlo Carrà che qui svolgono il servizio militare durante il primo conflitto mondiale, dando vita ad uno dei più importanti fatti artistici del 900, la pittura metafisica che ha inizio con la tela, Le muse inquietanti, realizzato a Ferrara tra il 17 ed il 19 che vede immortalato il Castello Estense sullo sfondo della tela.

È la città di Giorgio Bassani e de “Il giardino dei Finzi-Contini” . Il racconto della storia di Micol Finzi-Contini e del microcosmo borghese ebraico-ferrarese che troverà il suo epilogo nella tragedia della shoah. È la città di Michelangelo Antonioni che con Cronaca di un amore (1950) segna il passaggio dal cinema neorelista ad un nuovo capitolo della cinematografia italiana, quello dell’alienazione e dell’incomunicabilità. Assieme a lui desidero ricordare altri importanti cineasti ferraresi di primissimo piano come Florestano Vancini, Antonio Sturla Avogadri, Folco Quilici. Ferrara è anche la città del boom industriale con la sua industria chimica dove Giulio Natta lavorerà e metterà le basi per la realizzazione della plastica che lo porteranno al premio Nobel nel 1963. Ma Ferrara è anche la “città italiana delle biciclette”, dove l’utilizzo di questo mezzo ecologico da parte dei cittadini è tra i più alti in Europa.  

Ferrara è questo e tanto altro, una magnificenza non sfacciata, discreta, da scoprire poco a poco, nella bellezza dei suoi luoghi e nelle storie della sua gente.

Come ha sofferto Ferrara la pandemia? Che ferita ha inferto?

Dopo oltre un anno di pandemia ed un rilevantissimo numero di vittime e di contagiati, Ferrara si è scoperta profondamente ferita, attonita ed incredula. Chi non ha avuto parenti, amici, conoscenti che non siano stati toccati dal morbo? La mia generazione e quelle successive che non hanno visto e vissuto gli orrori della guerra si sono trovate e si trovano ancora ad affrontare un nemico subdolo ed invisibile. Si fatica a comprendere la portata di quanto accaduto. Indubbiamente la pandemia, oltre ai lutti ed allo stravolgimento delle nostre esistenze, lascerà per molto tempo un percorso lastricato di macerie, sociali, economiche, morali e culturali. Una volta usciti dall’incubo sanitario non ritroveremo più la Ferrara che conoscevamo, ritengo che sarà molto difficile tornare agli stili di vita pre-pandemia.

Presidente, quali sono le sue idee per la ripartenza della città a breve?

Purtroppo non ho la sfera di cristallo in mano. Penso però che possiamo trarre spunti ed indicazioni dalla “Storia” ma anche dalla cronaca della città. Dai momenti critici che Ferrara ha vissuto, dal dopoguerra, fino al più recente, il post terremoto del maggio 2012 che ha profondamente colpito l’Emilia e la nostra città.

Penso che la ripresa di Ferrara passi attraverso un percorso basato sulla volontà di tutti coloro che hanno responsabilità amministrative a far si che tutte le componenti sociali che abbiano un qualche interesse, vale a dire gli stakeholder, diano il loro partecipato contributo nella ricerca di una strategia d’uscita dalla crisi.  Ciò si può realizzare, a mio avviso, attraverso un confronto unitario, una sorta di brain storming tra le varie componenti della società ferrarese; degli stati generali dove ognuno può e deve portare il proprio contributo di idee. In una città di medie dimensioni come Ferrara, non servono progetti altisonanti su cui confrontarsi, ma piuttosto si dovrà puntare sull’analizzare in modo pragmatico e condiviso lo stato dell’arte.

Si dovrà poi operare, una volta individuato l’obiettivo, con lungimiranza, comunità d’intenti e reale coinvolgimento delle parti interessate. Una politica dei piccoli passi, ma passi di qualità, che abbiano una visione di futuro, ricominciando dalle persone che quotidianamente vivono la città, in sintesi dalla gente di Ferrara.

I temi possono essere i più svariati, ma ne indicherei alcuni come prioritari. Ad esempio un rinnovato impegno per la salvaguardia e valorizzazione del centro storico, con la sua architettura ed i suoi palazzi, case e vie nel fascinoso colore rosso del cotto ferrarese. I grandi  monumenti e le sue piazze, dal Castello Estense a Palazzo Ducale, la Cattedrale, Palazzo dei Diamanti, piazza Ariostea, Corso Ercole I d’Este. L’arte, che Ferrara ha saputo offrire a livello internazionale attraverso le grandi mostre proposte nel corso degli anni passati. Il Teatro Comunale Claudio Abbado, l’Università, poi ancora la valorizzazione di beni immateriali come il cibo, la convivialità, l’ambiente, la qualità della vita, in ultima analisi la bellezza del vivere in questa città.

In questa ottica, Proloco Ferrara, una delle poche in Italia che operano in un capoluogo di provincia, è pronta a fare la sua parte e ad essere tra i protagonisti della ripartenza della città. Da alcuni anni abbiamo creato “Autunno Ducale nelle Terre Estensi” un qualificato ed importante appuntamento per la città che si svolge tradizionalmente alla fine di ottobre. Si tratta di un evento unico e di una grande opportunità di innescare sinergie positive per il territorio e la città di Ferrara. La manifestazione è anche una importante occasione per imparare a riconoscere e preservare le biodiversità, apprezzare le tradizioni, promuovere un consumo di cibo consapevole e sostenibile.

Cornice dell’evento sono gli spazi della Corte Ducale di Ferrara. Piazza Castello, Largo Castello e le vicine Piazze Savonarola e della Repubblica che ospitano più di 120 espositori di prodotti tipici autunnali provenienti dalle antiche Terre Estensi. Ma in attesa dell’evento clou, si tengono anche varie e partecipate conferenze tematiche sulla storia estense ed I suoi protagonisti. Organizziamo seguitissime visite guidate della città, aperte a tutti, a cura di soci che esercitano la professione di guida turistica.  Le visite guidate a luoghi e monumenti, noti e meno noti sono sempre ad offerta libera e I proventi vengono generalmente utilizzati da Proloco per il restauro di beni culturali o nel mantenere fruibili e visitabili alla cittadinanza luoghi ed edifici minori, spesso misconosciuti, ma dal grande fascino ed interesse.

E nel lungo termine?

Penso alle tante attività che a causa della pandemia hanno abbassato per sempre le serrande.  Ripartire quindi dal cuore della città,  autentico e vero centro commerciale naturale, mantenendo e favorendo con opportune iniziative le attività presenti e quanti vi si vorranno trasferire. Dobbiamo lavorare per favorire un turismo consapevole, moderno, intelligente. Segnalo anche il consistente movimento economico che deriva dalla presenza degli studenti universitari, oltre 15000, in maggioranza fuori sede, che già ora sono e dovranno essere sempre più uno dei volani economici per uscire dalla crisi.

In prospettiva, dovremo farci parte diligente per promuovere la sburocratizzazione, l’accesso al credito, flessibilità degli orari di apertura delle attività, compresi i musei e le mostre. Rivitalizzazione delle attività artigianali, commerciali, alberghiere e di ristorazione saranno fondamentali per il rilancio una volta superata l’emergenza sanitaria. Inoltre si dovranno favorire ed incentivare, anche con l’intervento della pubblica amministrazione, manifestazioni che aggreghino i concittadini ma che sappiano anche guardare al di fuori dei confini provinciali al fine di attrarre nuovi flussi turistici.

A tal proposito Proloco Ferrara ha sempre inteso proporre e promuovere un turismo, consapevole, esperienziale,  “lento”, non un modello devastante mordi e fuggi come quello cui ci avevano abituati negli ultimi anni grandi poli turistico/affaristici come Venezia, Firenze e Roma. Un modello di turismo cannibale che portava le persone ad essere al mattino in un luogo, al pomeriggio in un altro e il giorno dopo in un altro ancora. Proloco ha l’ambizione di pensare che chi viene a visitarci rimanga ammaliato dal fascino discreto e non sfacciato di questa città,  che  porta ad innamorarsene poco a poco ma profondamente e in nome di questa malia voglia viverci e rimanerci il più a lungo possibile.

Cosa è mancato di più a lei e ai ferraresi in questo anno?

Credo che ai ferraresi in quest’ultimo anno sia mancata proprio la città. I miei concittadini sono da sempre abituati a pensare Ferrara come a un grande e bellissimo “paesone”, dove tutti conoscono tutti, dove si può uscire tranquillamente a tutte le ore, dove muoversi in bicicletta, dove darsi appuntamento in piazza all’ombra del castello o della cattedrale. Lo stare obbligatoriamente reclusi e quindi soli è costata una grande fatica. È mancato il guardarsi in viso, il frequentarsi, il parlarsi, tutte cose connaturate al nostro modo di vivere che fanno parte indissolubile del nostro carattere, del nostro essere ferraresi.

Dalla sua esperienza nel campo dell’arte, che consiglio sente di poter dare alle altre città d’arte italiane?

È sempre meglio essere prudenti nel dare consigli. Volendo parafrasare Tolstoi potremmo dire che tutte le città d’arte italiane si somigliano, ma ognuna lo è a modo suo. Penso che la bellezza della diversità sia la cifra che contraddistingue il nostro Paese. Il consiglio che mi sento di dare è quello di lavorare per mantenere e valorizzare le peculiarità delle nostre fantastiche ed uniche città d’arte. Soprattutto le piccole e medie città, autentici tesori, come Pavia, Mantova, Treviso, Vicenza, Siena, Lucca, Perugia, Lecce, Viterbo, Caserta, Matera, Ragusa, e così via, scusandomi per quelle che non ho menzionato. In questo senso le Proloco italiane possono essere e vogliono essere tra gli attori privilegiati per la valorizzazione del nostro incredibile patrimonio. Ogni luogo d’Italia ha una sua peculiarità che solo chi lo vive quotidianamente può individuare, valorizzare e trasmettere agli altri.

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