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Andrea Bonanni (La Repubblica): «I Paesi europei sono in preda al panico e ognuno va per la sua strada»

Anche oggi, di fronte alla sostanziale interruzione delle forniture di gas russo, all’impennata dei prezzi dell’energia e all’arrivo dell’inverno, i Paesi europei in preda al panico sembrano andare ciascuno per la propria strada.

Come scrive Bonanni sulla Repubblica, l’Europa “alla Meloni” non piace alla Meloni, ovvero quell’Europa dove trionfa la logica degli interessi nazionali tanto cari alla leader sovranista di Fratelli d’Italia. Molti, tra cui l’Italia, invocano un tetto al prezzo del gas per calmierare il mercato ed evitare il dissanguamento.

Altri, quelli che hanno più riserve finanziarie da iniettare nell’economia, come la Germania, l’Olanda o la Danimarca, si oppongono perché temono di spaventare i fornitori.

Tutti, intanto, Italia compresa, varano sussidi nazionali, che però sono molto più consistenti per i Paesi che hanno più soldi e quindi distorcono la concorrenza e alterano il mercato interno. Insomma: un esempio concreto di quella “Europa delle Nazioni” in cui l’interesse nazionale prevale su quello comune, in pieno stile sovranista.

Ma l’Europa sovranista non può funzionare. E infatti non funziona. Il prezzo dell’energia continua a salire e a dissanguare tutti, ricchi e poveri. Perfino la premier italiana in pectore, scoprendo una inedita vena federalista, è stata spinta a riconoscere che l’emergenza energetica «richiede una soluzione a livello europeo».

Paradossalmente il fatto che l’Italia, che con Draghi è stata la prima a battersi per il tetto al prezzo del gas, si presenti al tavolo europeo con un governo in fieri, la cui strategia futura è un enorme punto interrogativo, non aiuta a semplificare le cose. Né aiuta una Germania dove il governo è ben saldo, ma privo di una leadership indiscussa, come era quella di Angela Merkel, in grado alla fine di mettere in riga gli alleati della coalizione.

Come sempre, in questi casi, i ministri hanno tenuto riunioni a raffica senza cavare un ragno dal buco. La portata delle decisioni da prendere è tale che la mediazione finale toccherà necessariamente ai capi di governo. Questi si riuniscono informalmente domani a Praga per una prima discussione a viso aperto, senza che sia prevista alcuna conclusione. Si ritroveranno di nuovo a Bruxelles il 20 e 21 ottobre.

E forse, in quella occasione – conclude Bonanni – si comincerà a capire se una soluzione sia a portata di mano. Alla fine, i capi di governo dovranno comunque raggiungere un’intesa. Ancora una volta, il problema dell’Europa non è “se” si troverà una soluzione, ma “quando” lo si farà. E, soprattutto, quanto ci sarà costato ogni giorno di questo ritardo.

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